Eugenio De Signoribus
Eugenio De Signoribus

Firenze, 22 novembre 2019 - Nel decennio dei Novanta del secolo scorso, Eugenio De Signoribus, al quale venerdì 22 novembre viene conferito il Premio Betocchi-Città di Firenze (Palazzo Medici Riccardi, ore 17) , scrisse la raccolta 'Principio del giorno'. La finezza espressiva dell'autore, levigata su diversi registri metrici, declinava la simbologia del principio e della luce, dunque dell'inizio, con la vita nelle città e con le periferie della vita nascosta, compresa quella del bambino atteso o che attende inconsapevole l'epifania, quando ancora “vita riprende la scintilla/ che impulsa alla pupilla il codice/ della pietà”.

Le “utopie albali” auspicate dall'autore possono essere un commento speranzoso, non disincantanto, alla cronaca di questo tempo. Siamo al principo del secolo nuovo ma tanto appare senza tempo, fuggevole e “fluido” perché si può conoscere tutto senza essere feriti da nulla. Quel “principio del giorno”, della luce, illumina “il tempo da ridisegnare” e gli scenari urbani che nella raccolta di De Signoribus erano particolarmente quelli liguri ritratti nella sezione 'Tavolge genovesi', ma che si possono incontrare, in differenti latitudini e città dell'occidente europeo, nel volto dello sfollato, ma potremmo dire, più in generale, dello scartato: “se d'un colpo si sventra il palazzolo/ marcio di travi e tracce d'ogni dolo/ e sotto vi rimane lo sfollato/ (era uno o una coppia o uno stuolo?)/ il cui nome ha uno suono sincopato,/ il cronista lo annuncia e s'impappina. ../ è come un sassolino smulinato/ contro un'opaca lingua di vetrina...”. Aiutaci “occidente, cuore ben armato/ o corda nodosa... onore trascurato!”. Non ha ancora tratti che si impongono, ma il popolo del futuro, nel quale anche De Signoribus confida, si prepara nel profondo di chi sceglie la comunanza di destino e di non trascurare l'onore di essere umano.

Michele Brancale