Massimo Ferri, Luca Baldini e Stefania Sandroni
Massimo Ferri, Luca Baldini e Stefania Sandroni

di SILVIA BARDI

Ci sono due bestie che si annidano nei pensieri e nel corpo di due donne. Sono due sopravvissute, una al crollo del ponte Morandi di Genova, l’altra alla diagnosi di un tumore che rischia di negarle per sempre la maternità. Due bestie con cui convivere e contro cui combattere. Come? Non ci sono ricette, se non forse qualche anno di psicoterapia. O forse una c’è, parlare e ascoltare. Anche se non sempre riesce bene. Dopo una completa scrittura a quattro mani che mescola la vita vera con il linguaggio teatrale, anche quello del corpo, due attrici hanno deciso di raccontarlo insieme questo viaggio con la bestia portando in scena la propria vita privata sotto forma di dialogo nello spettacolo “Bella bestia”  scritto e interpretato da Francesca Sarteanesi e Luisa Bosi. Non ci sarà una evoluzione né un lieto fine, non indicano la strada per salvarsi, anzi, dicono: “solleviamo ancora più dubbi e problemi di quelli che avevamo prima. È un dialogo molto serrato dove non c’è tregua, non c’è mai pace. Non volevamo essere autoreferenziali ma parlare a tutti. Parte tutto da una malattia e da una fissazione, pensiero che si trasformano in  incubi, in una gara a chi sta peggio”.

Arezzo 2 marzo 2020 - Un linguaggio nuovo per una produzione giovane su cui hanno scommesso le Officine della cultura che non  solo lo hanno fatto proprio ma con cui, dopo una prova a porte chiuse a Monte San Savino, lo  hanno fatto debuttare per l’apertura della rassegna teatrale “Z Generation” che vuole potare i giovani a teatro e in scena sfidando il virus e tenendo aperto il Pietro Aretino di via Bicchieraia ad Arezzo. “Il nostro obiettivo è formare pubblico per la scena, sul palco come in platea - spiegano Luca Roccia Baldini, Massimo Ferri e Stefania Sandroni delle Officine - portare i ragazzi a teatro anche la mattina con spettacoli che parlano dell’oggi con linguaggi contemporanei, dare spazio a compagnie che cercano la loro strada e magari non hanno la possibilità di esibirsi, creare una proposta alternativa alla programmazione teatrale e musicale del Petrarca”. “Quando lo abbiamo proposto alle Officine ci hanno detto subito sì al nostro progetto e non solo ce lo hanno prodotto ma ci hanno accolto come in una famiglia” ammettono Luisa e Francesca.

E dopo il debutto la rassegna va avanti. In attesa di conoscere i vincitori del contest fotografico #scattoateatro, in questo mese di marzo si terranno spettacoli per le scuole dall’infanzia alle superiori, di mattina grazie alla collaborazione con i Comuni e gli Istituti Comprensivi di Monte San Savino, Cortona, Lucignano, Castiglion Fiorentino e Foiano al Teatro Verdi, Teatro Signorelli, Teatro Rosini e al Teatro Mario Spina e giovedì 5 marzo, alle 21 al Pietro Aretino di Arezzo secondo spettacolo serale con “Farsi fuori”, prodotto da Psicopompoteatro, con Luisa Merloni e Marco Quaglia, voce di Alessandra Di Lernia, regia di Luisa Merloni. Una versione in chiave moderna dell’annunciazione dell’arcangelo Gabriele ad una donna di circa quarant’anni anni, emancipata, artista del contemporaneo. Un dialogo tra la scelta e il femminile che condurrà gli spettatori in un viaggio attraverso gli stereotipi sulla maternità e la difficoltà delle donne di scegliere liberamente.