restauro
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Arezzo, 7 agosto 2020 - “In manus tuas Domine commendo spiritum meum” (Lc 23, 46): un evento da non perdere la presentazione del restauro del grande Crocifisso trecentesco della propositura dei santi Ippolito e Donato di Bibbiena, che è stata intitolata con le ultime ed evocative parole pronunciate da Gesù sulla Croce prima di spirare e con le quali si chiude il mistero della Passione di Cristo.

 

La “miracolosa” raccolta fondi, nata dall’idea di Gianni Sassi, sostenuto dallo storico dell’arte Michel Scipioni, in stretta collaborazione con il proposto Don Ernesto d’Alessio e tutta la parrocchia di Sant’Ippolito, ha portato, in meno di un anno, al reperimento delle risorse necessarie per il restauro dell’opera. Questo risultato è stato raggiunto soltanto grazie al contributo dell’intera comunità bibbienese, infatti tutti, a partire dalle associazioni del territorio, alle compagnie laicali, ai privati cittadini, ai turisti che visitando Bibbiena sono rimasti affascinati dalla bellezza e dalla storia del Crocifisso, hanno voluto partecipare a questa grande iniziativa, facendosene carico con entusiasmo e profondo senso civico.

Il recupero è stato sapientemente condotto dalla restauratrice Alessandra Gorgoni, coadiuvata dai colleghi Marco Santi e Nadia Innocentini, sotto la supervisione di Felicia Rotundo, già funzionario storico dell’arte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Siena Grosseto e Arezzo e di Serena Nocentini, direttrice dell’Ufficio d’Arte Sacra della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. L’opera – come verrà svelato durante la presentazione di sabato 8 agosto alle ore 19.15 – è ritornata a splendere con la sua cromia originale, riappropriandosi così di quell’intensità espressiva ed emotiva celata dalle numerose ridipinture, che per secoli l’avevano obliata. I risultati di questo intervento sono ben visibili negli scatti fotografici eseguiti da Valter Segnan e nel materiale promozionale dell’iniziativa realizzato, in esclusiva, dall’architetto Noemi Gangi.

Il manufatto, consolidato nell’anima lignea e nel colore, viene affidato alla custodia e all’amore delle generazioni future, con l’augurio e la speranza che possano prendersene cura come parte integrante della propria cultura e spiritualità.

L’opera – sicuramente una delle più antiche immagini di Cristo in terra casentinese – è riconducibile a quella cerchia di scultori toscani che, agli inizi del 1300, subirono la suggestione dei “crocifissi dolorosi” tedeschi. Queste opere sono accomunate dal carattere violentemente espressivo e commovente, nei quali il Cristo è offerto alla partecipe contemplazione dei fedeli agonizzante, contorto, con le carni martoriate dai colpi dei flagelli, e con le mani e i piedi aperti dai chiodi in uno scrosciare di sangue. Il Crocifisso di Bibbiena presenta molti tratti peculiari del linguaggio d’Oltralpe, dalle costole drammaticamente evidenziate, al naso forte, alla bocca aperta, alla grande testa piramidale con la scriminatura profonda attraverso il cranio, in cui s’inseriva una parrucca, oggi perduta, che avrebbe conferito al Cristo in croce una nota di inquietante naturalismo.

La manifestazione, patrocinata dal Comune di Bibbiena, si svolgerà sabato 8 agosto alle ore 19.15 presso la Propositura dei Santi Ippolito e Donato di Bibbiena, dove interverranno Don Ernesto d’Alessio, proposto di Bibbiena, il promotore dell’iniziativa Gianni Sassi, lo storico dell’arte Michel Scipioni e i restauratori Alessandra Gorgoni, Marco Santi e Nadia Innocentini.

Dopo la presentazione (ingresso gratuito e senza prenotazione) verrà offerto a tutti i partecipanti un buffet, nel rispetto delle regole Covid-19.