Arezzo 27 luglio 2017 - DALLA CHIMERA etrusca alla chimera del Novecento. Alla casa museo di Ivan Bruschi di Corso Italia ad Arezzo aperta la mostra «Una Chimera del Novecento. Il leone di Monterosso di Arturo Martini» con le curatrici della mostra, l’amministratore delegato di Nuova Banca Etruria del gruppo Ubi Banca Silvano Manella e il nuovo conservatore della Fondazione Bruschi Carlo Sisi. E’ l’altra Chimera fiorentina, opera dell’artista Arturo Martini, conservata non lontano dal Museo Archeologico che custodisce la nostra chimera, nel Museo del Novecento. Si tratta di un bronzo, realizzato negli anni 1933-35 e donata al Comune di Firenze nel novembre del 1969. I suoi richiami alla Chimera di Arezzo sono evidenti, nonostante manchi la testa di capra sul dorso e siano messe in posizione diversa la coda a serpente, sempre rivolta verso la testa del mostro mitologico, sia la testa leonina, che nel grande bronzo di Martini è volta all’indietro. In effetti qui non mancano altre citazioni. Ad esempio la posa, che nell’espressione della testa rievoca l’aggressività così ben evidente nella bocca spalancata della Chimera etrusca, richiama un’altra importante statua bronzea dell’antichità: la Lupa Capitolina. Martini fu in effetti artista molto attento ad assimilare e fare suoi modelli e stili di varie epoche. Ma è indubbio che in questo caso realizza un vero e proprio omaggio al bronzo etrusco. La Chimera di Martini resterà a Casa Bruschi fino al 31 ottobre. E ricordiamo che a pochi passi da Casa Bruschi, nel palazzo di Fraternita, è ancora esposto un altro grande bronzo aretino, la splendida Minerva, quella vera. Un’occasione per ricordarci dei nostri capolavori.