Il Piccolo museo del diario di Pieve Santo Stefano
Il Piccolo museo del diario di Pieve Santo Stefano

Arezzo 1 giugno 2020 - “Oggi è il gran giorno. Siamo profondamente emozionati perché riaprire queste porte è in qualche modo come tornare indietro nel tempo e ripartire da dove eravamo rimasti, come se tutto fosse stato messo in pausa; ma riaprire le stanze della memoria significa soprattutto, oggi, tornare finalmente a guardare avanti. Siamo qui e siamo pronti ad accogliervi: non vedrete le nostre bocche, nascoste dietro le mascherine, e non ci vedrete pronunciare le parole con le quali vi racconteremo le vite custodite qui nella Città del diario; ma siamo certi che quelle parole le sentirete arrivare lo stesso, dritte al cuore, perché l’unica cosa che cercheremo di trasmettervi saranno le stesse emozioni di sempre, quelle delle storie degli italiani che qui a Pieve hanno trovato una seconda casa e che oggi sono tornate a vivere proprio grazie al Piccolo museo del diario, che ci dà la possibilità di raccontarvele in maniera nuova, diretta e coinvolgente. Ma il nostro racconto si completa e vive solo grazie alla vostra presenza qui, al primo piano di Palazzo Pretorio. Ed è qui che vi aspettiamo. Per vivere insieme un’esperienza di visita unica.”

La quarantena dell’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano è finita. Riapre al pubblico.  Con tutte le regole del caso, ingressi limitati a 4 persone per volta, guanti e mascherine, prenotazioni (www.piccolomuseodeldiario.it), visite guidate, tutto secondo protocollo. Unica eccezione, non si potranno aprire i cassetti delle storie, saranno le guide a farlo, e le voci delle stanze di Rabito e Tutino si sentiranno senza audioguide. “Noi ci siamo, siamo aperti, vi aspettiamo - annuncia la direttrice Natalia Cangi - invece sulle scuole, per noi una presenza fissa, stiamo pensando a cosa fare da settembre”. I numeri sono grandi per un Piccolo Museo. L’anno scorso i visitatori sono stati 6200, nel 2018 sono stati 5mila e nel 2017 erano 4mila. Una bella crescita. “Grazie anche alla nostra costante presenza sui social, in Archivio abbiamo storie che raccontano anche i grandi eventi e a ogni ricorrenza noi li proponiamo, come la strage di Capaci”. Proprio i social hanno tenuto aperto quella porta. L’attore Mario Perrotta ha letto a puntate il diario “Terra Matta” di Rabito, i Diari della quarantena hanno fatto il giro d’Italia tanto che il sindaco di Montelupo Fiorentino ha contraccambiato mandando 110 testimonianze. E sono continuati i progetti editoriali: “Architetture di parole” con l’ordine degli architetti di Arezzo, testimonianze e letture personali su paesaggi, monumenti, città, altri punti di vista dell’ambiente urbano che ci circonda, già 44 i testi arrivati. E anche la quinta edizione del progetti Dimmi, diari migranti, preziosa costola dell’Archivio con testimonianze di violenze, speranze, riunificazioni, in collaborazione con Oxfam, Amref, Università di San Marino, Un Ponte per, Archivio memorie migranti di Roma. Quattrocento i testi arrivati finora  e tutti chiedono solo una cosa: il riconoscimento dei diritti umani.