Firenze, 1 agosto 2019 - Durante le vacanze, con la scuola che chiude, sarebbe opportuno dare agli alunni delle elementari dei compiti da fare in estate? La questione negli ultimi anni è stata oggetto di dibattito nel mondo scolastico. Da una parte gli esperti di didattica, che ritengono utile tenere sempre in “allenamento” i bambini e le bambine, dall’altra c’è chi invece pensa che nei mesi estivi sarebbe il caso di staccare la spina per dare la possibilità agli alunni di respirare per fargli sentire la mancanza dei libri e sussidiari mettendoli così nelle condizioni di essere più motivati, quando a settembre tornano poi tra i banchi scolastici. Il dibattito è aperto, le opinioni restano divergenti, ma come si è comportata la scuola italiana nel corso dell’ultimo secolo? Quali sono state le scelte della scuola pubblica sul piano editoriale?

Le risposte si possono avere andando a vedere la bellissima mostra, un vero e proprio gioiellino, allestita dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze nell’Antisala di lettura, aperta fino al 10 settembre.

Visitandola è come montare su una sorta di macchina del tempo che porta il visitatore a fare un percorso, lungo un secolo, dal 1870 fino agli anni settanta del Novecento. La mostra è a cura di Simona Mammana, la ricerca dei materiali è di Benedetta Carones, Patrizia Giannelli e Chiara Pestelli; l’allestimento è di Alessandro Sidoti con Carlotta Frangi e Camilla Mncini; le fotografie sono di Stefano Lampredi, la grafica di Alberto Martini.

A presentare l’importanza di questa mostra e del rarissimo materiale didattico che la compone è la stessa curatrice, Simona Mannana.

Si parte, come detto dagli anni 70 del 1800. Che tipo di compiti facevano gli alunni dell’epoca durante i mesi estivi? Durante l’epoca fascista, come è prevedibile, tutta la didattica era basata sulla esaltazione del duce Benito Mussolini, di conseguenza anche i compiti durante le vacanze erano caratterizzati dalla esigenza di insegnare agli alunni la grandezza del fascismo e del suo sistema sociale. Dopo la seconda guerra mondiale, arrivano gli anni 50’, l’Italia lentamente si risveglia, anche se le ferite del conflitto sono ancora evidenti. Ma la voglia di dimenticare si evince anche da che cosa si insegna a scuola e naturalmente i compiti extrascolastici ne sono un esempio. Ma è dagli anni sessanta che il nostro Paese ritorna a correre, la voglia di viaggiare fa capolino, le vacanze estive al mare o in montagna iniziano a diventare una quasi normalità.

E naturalmente anche i compiti estivi non sono che un esempio di questa nuova Italia. E lo scolaro in vacanza non è che lo specchio. Interessante sottolineare come sul piano grafico i volumetti, libri e quaderni erano particolarmente colorati quasi a voler dare una dimensione vacanziera allo studio, in modo da non rendere noioso e pesante continuare a fare problemi, temi ed esercizi di grammatica sotto l’ombrellone.