CLAUDIO MASSEGLIA
Cronaca

Sos per l’habitat marino: “Il caldo mette a rischio le foreste di gorgonie”

Prima ‘strage’ di coralli al Tinetto con l’ondata di calore dell’estate 1999. “Episodi sempre più frequenti, molti organismi non riescono a riprodursi”

Caldo, sos per l’habitat marino (foto di repertorio)

Caldo, sos per l’habitat marino (foto di repertorio)

La Spezia, 6 luglio 2025 – In fondo al mare una foresta ricca di vita messa a rischio dalle ondate di calore che negli ultimi 20 anni hanno colpito anche la nostra provincia. Dal Tino alle Cinque Terre passando per la Palmaria, i fondali sono ricchi di gorgonie habitat naturale per infinite forme di vita marina tanto affascinanti quanto delicate: le prime a pagare dazio quando la temperatura del mare sale al di sopra del livello di guardia. Nell’estate del 2003 (una delle più calde di sempre) nel giro di due settimane sono morte tutte le gorgonie al Tinetto, come ricorda Lorenzo Bramanti, 52 anni, ricercatore del Cnr francese, originario di Massa e spezzino d’adozione. Nei suoi studi in tutto il mondo ha analizzato l’incidenza del caldo sulle foreste di coralli.

Quali sono gli effetti del caldo sul mare e il suo habitat?

“Un’ondata di calore – spiega Bramanti – distrugge le gorgonie esattamente come un incendio annienta una foresta. E’ già successo in passato proprio nelle acque del Golfo. Il primo episodio documentato risale al 1999 e aveva ucciso tutti i coralli al Tinetto: un evento di mortalità massiva che poi si è ripetuto nel 2003, nel 2006 e fra 2023 e 2024. E ce ne aspettiamo un altro delle stesse proporzioni l’anno prossimo”.

In che modo il caldo eccessivo colpisce i coralli del Golfo?

“Per ora gli effetti del caldo si fermano a una certa profondità, nella zona mesofotica fra i 50 e i 150 metri sotto il mare, troviamo foreste di gorgonie ancora in buona salute proprio perchè non vengono colpite dal caldo. Per ’uccidere’ l’acqua deve essere oltre i 24 gradi per due settimane consecutive. Il problema è che ogni anno il calore va sempre più in profondità allargando così la mortalità. Non solo: se le ondate di calore non sono frequenti gli organismi hanno il tempo di riprodursi, ma se invece il fenomeno dovesse ripresentarsi ogni anno rischiamo di perdere molto habitat sottomarino”.

Insieme ai coralli a rischio anche tutti gli essere viventi che hanno trovato ’casa’ all’interno di questi habitat...

“Vengono definite ’foreste animali marine’ proprio perchè per densità assomigliano a quelle sulla terra ferma, i coralli però non sono piante ma animali. Questo per dire che troppo spesso, nell’immaginario collettivo, si fatica a capire la portata del danno a una foresta sottomarina”.

Quali sono gli strumenti per protegge questi tesori naturali sommersi?

“Nelle nostre attività come Cnr francese abbiamo ad esempio realizzato uno studio sull’acustica delle gorgonie alle Cinque Terre, piazzando degli idrofoni in grado di registrare i suoni provenienti dalle varie specie che vivono in queste foreste. Da questo possiamo capire le specie esistenti e le biodiversità. In ottica di tutela delle specie è importate il lavoro del Parco nazionale delle Cinque Terre, è ben organizzato e fa molta ricerca: qui oltretutto abbiamo le gorgonie più profonde della zona. E sempre alle 5 Terre durante il Covid abbiamo registrato alcuni delfini che venivano a mangiare nell’area marina protetta”.

Cos’altro minaccia l’ecosistema marino?

“In primis la pesca a strascico di cui abbiamo parlato solo pochi giorni fa in una riunione con l’Onu. Per fare un esempio, è come se un rete gigante con catene e pesi enormi passasse sopra una foresta, portando via gli alberi e uccidendo animali e uccelli. Ecco, la pesca a strascico (usata soprattutto dalle grandi industrie) provoca questo sui fondali marini, oltre a danneggiare i piccoli pescatori locali”.