MAURIZIO COSTANZO
Cultura e spettacoli

L’8 luglio è la giornata del Mar Mediterraneo: sempre più caldo, come il Tirreno

Un bilancio da bollino rosso già ad inizio estate: la velocità di riscaldamento dell'acqua nell'ultimo decennio è addirittura raddoppiata rispetto al precedente

Mare (foto da Ansa)

Mare (foto da Ansa)

Firenze, 8 luglio 2025 – Oggi è la giornata del mar Mediterraneo, un’occasione per aumentare la consapevolezza sullo stato di salute e i pericoli che minacciano il Mare Nostrum. Un primo bilancio, a inizio estate, è già da bollino rosso: nel mese di giugno infatti la temperatura media della superficie del mar Mediterraneo è stata pari a 24,3°C, la più alta media mensile registrata negli ultimi dieci anni nel solo mese di giugno con ben 1 grado sopra la media nel periodo considerato (giugno 2015 - giugno 2024).

Preoccupa anche lo stato di salute del Mar Tirreno che ha fatto registrare sempre a giugno 2025 una temperatura media della superficie pari a 25,1°C, mentre il Mar Adriatico di circa 24,1°C in maniera quasi uniforme ad eccezione della porzione più orientale lungo le coste che vanno dal Montenegro all'Albania dove le temperature della superficie dell'acqua sono state sensibilmente meno calde. A lanciare l'allarme è Goletta Verde di Legambiente che questa mattina alle prime luci dell'alba ha organizzato un blitz in navigazione lungo la costa adriatica srotolando lo striscione "Non è caldo. È crisi climatica".

Il Mar Mediterraneo dunque si sta scaldando a un ritmo che va dal 20% al 50% più veloce rispetto alla media globale ed è un trend in continua crescita, se si considera che la velocità di riscaldamento dell'acqua nell'ultimo decennio è addirittura raddoppiata rispetto al precedente. Si prevede che entro il 2100 la temperatura della superficie dell'acqua aumenterà dai 3.5° C ai 4.5° C in più rispetto ad oggi (dati IPCC AR6). A fare il punto su una situazione sempre più allarmante è Fondazione Marevivo. "L'estate 2025 è iniziata con temperature ben più calde delle peggiori previsioni che eserciteranno un'ulteriore pressione sugli ecosistemi già compromessi e sulle economie e società vulnerabili - spiega Rosalba Giugni, presidente di Marevivo. - Il Mediterraneo sta perdendo la capacità di rimescolamento delle acque e di raffreddamento e questo incide sulla sua funzione fondamentale di termoregolare il clima".

Dall'inizio degli anni '80, le temperature medie della superficie del Mediterraneo sono aumentate in tutto il bacino, ma con forti differenze subregionali che vanno da +0,29 a +0,44 °C per decennio. Per 2 °C di riscaldamento globale sopra il valore preindustriale, le temperature diurne massime nel Mediterraneo aumenteranno probabilmente di 3,3 °C; con 4 °C di riscaldamento globale, quasi tutte le notti saranno tropicali con diminuzione dell'escursione termica tra giorno e notte. Tra gli effetti, avverte Marevivo, ci sono l'innalzamento del livello medio del mare, con la previsione che verso il 2100 il livello medio del mare nel bacino sarà probabilmente da 40 a 100 cm più alto che alla fine del XX secolo, e la tropicalizzazione, con ingresso specie aliene invasive, migrazioni. Quasi 1000 specie, sottolinea Marevivo, sono migrate nel Mediterraneo. Mari sempre più caldi, specie aliene, morie di massa. Sono le 'relazioni pericolose' tra crisi climatica e riscaldamento del Mare Nostrum secondo il Wwf Italia che parla di "Tropico del Mediterraneo".

Con ondate di calore estive, le temperature delle acque mediterranee superano quelle tropicali con effetti "devastanti", secondo un articolo del professore di biologia marina all'Università Politecnica delle Marche, Roberto Danovaro, per il magazine dell'associazione, Panda. Il Mediterraneo contiene meno dell'1% della superficie degli oceani globali e contiene lo 0,3% delle acque."In questo 'oceano in miniatura' possiamo osservare i cambiamenti come fossimo in un gigantesco laboratorio naturale", sottolinea Danovaro. Temperature troppo alte favoriscono la penetrazione di specie tropicali, come microalghe, piante marine e pesci esotici, e mettono in difficoltà molte specie del Nord-Mediterraneo che preferiscono acque più fredde. A partire dalla fine degli anni '90 molte aree, dalla Corsica alla Liguria dalla Costa Azzurra al Conero, hanno visto morie massive, con la perdita in poche settimane della fauna marina. Il risultato è un panorama sottomarino desertificato.

"Mari e oceani si sono ammalati: si stanno acidificando e scaldando troppo velocemente, soprattutto il Mediterraneo", scrive il Wwf ricordando che gli oceani sequestrano oltre il 40% dell'anidride carbonica e assorbono il 90% del calore dell'atmosfera, oltre a contribuire alla produzione di cibo e ossigeno."Un metodo efficace per ridurre l'impatto dei cambiamenti climatici è quello di proteggere la biodiversità", afferma il Wwf, che è partner del progetto Life Adapts, a difesa di tre specie simbolo del Mediterraneo: tartaruga verde, tartaruga caretta e foca monaca.

Maurizio Costanzo