
Il cubo nero spicca nello skyline di Firenze (foto Gianluca Moggi/ NewPressPhoto)
Firenze, 29 agosto 2025 – Il caso del nuovo palazzo con un cubo nero costruito sulla sua cima al posto dell’ex Teatro Comunale non è più solo un caso estetico o politico. Ieri il procuratore capo di Firenze, Filippo Spiezia, ha aperto un fascicolo conoscitivo, senza indagati, per verificare se nella realizzazione del palazzo in pieno centro, area sotto tutela dell’Unesco, ci siano state violazioni delle norme edilizie e urbanistiche. Da Palazzo Vecchio nessun commento, ma è stato evidenziato da più parti che il Comune aveva svolto il suo iter e dato il parere positivo tramite la Soprintendenza.
Andrea Pessina, ex sovrintendente dal 2016 al 2022, ha dichiarato di “non ricordare” come sia stato possibile che gli uffici avessero dato il via libera. Il caso, sollevato da La Nazione dopo lo sconcerto dei fiorentini, ha raggiunto il Regno Unito dove sia il tabloid Daily Mail che il Times di Londra hanno dedicato lunghi articoli al caso. “Una vicenda che potrebbe portare Firenze alla perdita dello status di città nel Patrimonio Unesco conquistato nel 1982”, spiega il Times. E il Daily Mail ricorda che già città come Liverpool e Dresda hanno perso il riconoscimento per ragioni analoghe. Il Times inoltre cita il sondaggio de La Nazione in cui il 73% dei votanti opta per la demolizione dell’edificio. Al secondo posto il “Non mi piace” è stato invece votato dal 14%. Oltre l’85% dei voti ha dato dunque un giudizio negativo alla nuova costruzione mentre l’8% pensa che sarebbe giusto cambiare solo i colori del cubo. Meno del 5% ha dichiarato di apprezzare la costruzione.

L’intervista a Dario Nardella
Dario Nardella, sindaco per dieci anni, fino al 2024. Le piace il cubo nero sorto al posto dell’ex teatro comunale?
“Il progetto non mi piace per niente, in particolare per le scelte cromatiche e di materiali e il risultato finale è ancora peggio. Fosse stato per me non lo avrei approvato. Avrei preferito una delle opzioni del piano di recupero di Casamonti, quello sì approvato dalla mia giunta. Ma il punto è proprio questo: un sindaco non ha il potere di scegliere gli architetti o di stabilire l’estetica di un progetto".
E chi ha questo potere? Il soprintendente di allora Pessina dice che non ricorda nulla…
“Strano che non ricordi ma di sicuro le leggi le ricorderà e in Italia sono chiare. La Soprintendenza esprime parere vincolante sull’aspetto estetico e sull’impatto paesaggistico".
L’ok della Commissione paesaggistica del Comune arrivò nel 2020, lei era sindaco...
“Il progetto definitivo legato al permesso a costruire non viene né visto, né approvato dal sindaco o dalla giunta. La Commissione paesaggistica è un organismo tecnico indipendente. Chiunque avesse provato a condizionarlo avrebbe compiuto un atto gravissimo”.
Quindi il suo ruolo qual è stato?
"I miei atti politici sono stati relativi al piano di recupero: decidemmo la riduzione dell’altezza e dei volumi del nuovo immobile e di utilizzare la monetizzazione del 20 per cento sugli oneri di urbanizzazione per ridurre in quel luogo le volumetrie e utilizzare le risorse per interventi di social housing”.
Tutta colpa dei tecnici dunque…
“Lo prevede la legge. Deve essere chiaro cosa fanno i politici e cosa fanno i tecnici. La Commissione paesaggistica del Comune esprime parere non vincolante e il sindaco non può assolutamente influenzarla. La decisione vincolante è della Soprintendenza. Pessina se avesse voluto avrebbe potuto esprimere parere contrario".
Pessina, a lei ne ha rigettati parecchi di progetti...
“Negò perfino la proroga della ruota panoramica, bloccò le pensiline sulla tranvia, l’erba sintetica sui campi da calcio del Viola Park, lo stadio. Lo chiamavano il signor no, per l’ex teatro del Maggio è stato il signor sì".
Lei quando ha visto il definitivo?
"L’ho visto come tutti, una volta realizzato ma anche se l’avessi visto prima non avrei potuto fare nulla”.
Eppure Fuksas, non un architetto qualsiasi, sostiene che il problema delle città sta nel predominio degli immobiliaristi rispetto alla politica…
"Allora si cambino le leggi nazionali e regionali. Quando abbiamo potuto decidere lo abbiamo fatto. Io sono il sindaco che ha puntato sui concorsi pubblici internazionali, a cominciare dallo stadio, che ha portato in fondo il principio dei volumi zero nella trasformazione urbanistica della città. Ha ragione Fuksas: la legge ha indebolito negli anni il ruolo del decisore pubblico e la conseguenza in generale nelle città italiane è che molte trasformazioni sono legate agli interessi economici e giudicate (quasi) esclusivamente dai tecnici”.
Passo indietro, il problema fu quindi l’alienazione di quel bene. Ma davvero c’era esigenza di vendere l’ex Comunale a 27 milioni di euro al Cdp?
"Le prime due aste sono andate desrte e risalgono alla consiliatura 2004-2009 se ricordo bene, molto prima che diventassi sindaco. Noi non abbiamo mai modificato la destinazione urbanistica che è sempre stata residenziale e ricettiva, anzi abbiamo imposto al privato la riduzione dei volumi”.
Perché si decise di abbattere l’ex teatro comunale? Primo caso in Italia?
"Quel vecchio teatro era in pessime condizioni e pieno di amianto tanto che il Comune spese quasi un milione di euro negli ultimi mesi per allungargli la vita. Poi è stata una trasformazione, non proprio una demolizione. E’ una conseguenza della decisione di alienarlo e comunque la città non si è privata di un teatro, ne abbiamo uno più grande e più bello”.
E quei soldi servivano per il nuovo Maggio?
"No, i soldi per realizzare il nuovo Maggio vennero dai trasferimenti dello Stato. Mentre quelli della vendita del vecchio teatro sono stati utilizzati per altri investimenti pubblici”.
Quando diventa sindaco, a che punto siamo?
"Quando la vendita era già stata perfezionata e non l’ho contestata perché sarebbe stato impossibile tornare indietro e in città avevamo puntato a realizzare un nuovo e più bel teatro”.
Firenze non rischia come Milano di finire in mano ai colossi dell’immobiliare?
"Sono situazioni differenti. E trovo assurde e contraddittorie le critiche politiche della destra. A Milano hanno lanciato al sindaco Sala e alla sua giunta l’accusa, tutta da dimostrare, che la politica milanese metteva bocca sulle decisioni dei tecnici e invece a Firenze accusano il governo cittadino di non aver fermato i tecnici per cambiare il progetto”.
Lei ha avuto rapporti con Hines?
"Li ho avuti né più o meno di come li ho avuti con tutti gli interlocutori privati che hanno operato sulla città”.
La sua giunta e anche l’attuale in continuità hanno dichiarato guerra agli Airbnb. E allora perché si è autorizzato un complesso con 156 appartamenti di lusso per fini turistici? E’ una contraddizione?
"No, quando la mia giunta decise la stretta sugli affitti turistici la convenzione urbanistica per l’ex Comunale era già stata firmata e comunque resta il problema di una legge statale che aiuti i sindaci a regolare in modo diversi gli affitti brevi (turistici) dagli altri”.
C’è qualcosa che non rifarebbe se potesse tornare indietro?
"Sul procedimento non avrei potuto fare nulla di più di ciò che ho fatto”.
Ora c’è un’inchiesta della magistratura e al nostro giornale una funzionaria della Soprintendenza parlò di pressioni.
"Parlare di pressioni generiche su un giornale è grave, se è così la funzionaria può fare i nomi in procura. E’ un bene questa indagine contro ignoti: potrà aiutare a verificare la correttezza della procedura, così mi auguro sarà sgomberata dal tavolo ogni eventuale illazione politica e mediatica”.