CARLO VENTURINI
Cronaca

Il sessantottino del vino. Investe sul naturale nei vigneti di Bolgheri: "Rivoluzione tra i filari"

L’impresa del vignaiolo pisano Matteo Niccolai per un ritorno al passato "Diminuire l’intervento dell’uomo per un prodotto artigianale di qualità. Rispetto dell’ambiente e dei cicli naturali contro le logiche di mercato" .

L’impresa del vignaiolo pisano Matteo Niccolai per un ritorno al passato "Diminuire l’intervento dell’uomo per un prodotto artigianale di qualità. Rispetto dell’ambiente e dei cicli naturali contro le logiche di mercato" .

L’impresa del vignaiolo pisano Matteo Niccolai per un ritorno al passato "Diminuire l’intervento dell’uomo per un prodotto artigianale di qualità. Rispetto dell’ambiente e dei cicli naturali contro le logiche di mercato" .

di Carlo Venturini

Matteo Niccolai si definisce un vignaiolo ostinato, è il "sessantottino" del vino. La sua rivoluzione? Da pisano, fare il vino naturale in quel di Bolgheri, la zona livornese consacrata a vini che scalano le classifiche delle riviste specializzate e che gareggiano nel prezzo e nel gusto coi blasonatissimi bordolesi.

Dove sono le vigne e che vitigni coltiva?

"Al momento dispongo di circa 1,3 ettari suddivisi in 5 diverse parcelle. Due si trovano in zona Renaione/Fornacelle: sono vigne molto vecchie, di più di 60 anni, ed infatti vi si trovano le varietà più tradizionali di toscana ossia trebbiano, malvasia, sangiovese, ciliegiolo oltre a merlot, syrah e cabernet. Queste prime vigne sono molto belle. Si inseriscono all’interno di un ambiente rurale; siamo lontani anni luce dallo scintillio della Bolgheri che tutti conosciamo. Due vigne invece si trovano in zona Badia di sopra/ Campi al mare, hanno circa 45 anni e sono perlopiù con vitigni internazionali. Qui la fa da padrona la natura, siamo infatti in un’area con pochissime costruzioni, sferzata dal vento. L’ultima arrivata, nonché la più giovane, è quella delle Sondraie con solamente vitigni internazionali. Qui siamo in una delle zone più prestigiose ed ambite di Bolgheri".

Perché non limitarsi al solo vino biologico?

"La scelta di una vinificazione artigianale, che andasse oltre il biologico, è stata dettata da molteplici motivi. La vinificazione biologica consente comunque alcuni interventi anche invasivi nella produzione del vino. A me piace l’idea di realizzare un vino in cui l’intervento umano sia il minore possibile, in cui ci sia il pieno rispetto della natura, dell’andamento dei cicli naturali".

Cosa vuol dire fare vino naturale a Bolgheri?

"Farlo qui è particolarmente importante in un territorio, come quello bolgherese, che negli ultimi anni ha visto l’arrivo di alcune realtà che trasformano il vino plasmandolo sulle richieste di mercato. La vinificazione naturale consente il perseguimento di un gusto diverso, di nuovo modo di intendere il vino: ecco dunque la produzione in favore di vini freschi, vivi e vibranti".

Il suo è un recupero della tradizione?

"Ci si dimentica spesso che qui il vino si è sempre fatto, era ed è parte del tessuto sociale, delle tradizioni, dei racconti degli anziani e, perché no, dell’economia locale. Sin da quando nella zona si produceva il rosatello di Bolgheri la produzione vitivinicola era al centro della vita agricola. Sono queste le consapevolezze da cui ripartire. Quasi come se ci fosse una dicotomia sessantottina tra conservatori e riformisti, le novità, i cambiamenti, le nuove forme di pensiero, sono sempre guardate con sospetto. Vorrei realmente raccontare una storia nuova nel mondo del vino bolgherese, fatta di socialità, di tradizioni, di empatie. Mi piacerebbe che si creasse un’unione con gli altri piccoli produttori".

Nell’impresa "rivoluzionaria", Niccolai è supportato da Giulia Scalzini e Benedetta del Rosso.