
La meditazione del sacerdote: “Un messaggio che non può essere disatteso la necessità di un rinnovamento interiore ed esteriore, che tocchi le varie realtà“.
Finalmente ritorna alla venerazione il “Re dei Lucchesi”, come veniva chiamato dai nostri padri, il Volto Santo. Ritorna restaurato, un look che sorprenderà un po’ tutti, perché è stato riportato allo splendore di un tempo, non più di colore scuro, nero, come eravamo abituati a vederlo, ma di un colore più chiaro, splendido. Insomma rimesso a nuovo. Avremo così la gioia di festeggiarlo proprio in occasione della sua festa, per Santa Croce, con tanto di processione della Luminara e di Liturgie solenni. E sarà una festa alla grande.
Ma il restauro dell’effigie del Volto Santo, mi suscita alcune riflessioni, che mi piace condividere con i miei concittadini, in particolare con i credenti. Anzitutto mi sembra importante che si tratta di un’immagine, che in qualche modo ci ricorda il Cristo crocifisso e glorioso e che la fede non si ferma ad un ‘immagine, qualunque essa sia, con il rischio di farne un idolo. Tenuto presente questo, se non vado errando, l’occasione del restauro doveva essere soprattutto un invito al “restauro spirituale”, alla conversione, al cambiamento interiore ed esteriore di quanti credono in Cristo, morto e risorto, che l’effigie del Volto Santo ben rappresenta, mostrandoci il Cristo crocefisso, ma glorioso, vincitore del male e della morte. Attenzione, però, che questa nuova festa di Santa Croce non sia semplicemente esteriore: tanta gente, molte rappresentanze di comunità parrocchiali e confraternite e di altrettante istituzioni e associazioni civili. E, per finire, ancora una volta il rischio che tutto finisca il giorno dopo, magari con tanti commenti sul restauro del Volto Santo, ma molto meno su quello che le celebrazioni della Santa Croce significano per una comunità cristiana e per una comunità civile, che da sempre partecipa a questa festa. Rimane il Volto Santo restaurato, ma una Chiesa, i cristiani, una società civile rimangono ancora da “restaurare”. Anche se è vero che il restauro spirituale per un credente, la conversione continua ogni giorno. Il Volto Santo ci viene riconsegnato senza quel nerume di cui era avvolto e che molti pensavano che fosse il suo colore originale. Fino quasi a far pensare che fosse il primo immigrato che aveva oltrepassato con la barca il Mediterraneo, per venire a stabilirsi a Lucca. Non si riusciva a capire se fosse così all’origine o se l’avessimo fatto diventare nero noi lucchesi. Il nuovo Volto Santo, risplendente ci consegna un messaggio che non può essere disatteso sotto tutti punti di vista sia cristiano che civile, visto che tutte le istituzioni, ancora una volta vogliono essere coinvolte nella festa: la necessità di un rinnovamento interiore ed esteriore, che tocchi le varie realtà. In particolare, le braccia allargate del Cristo ci invitano ad una più grande fraternità, al di là di ogni discriminazione, soprattutto in questo momento difficile che stiamo vivendo.
Un impegno a costruire unione, a costruire ponti e non muri, con una privilegiata attenzione ai più poveri, agli indifesi. E tutto questo anche a Lucca. A mio parere, soltanto così si onora la Croce di Cristo, il Volto Santo. Tutto il resto è secondario.