SILVIA ANGELICI
Cronaca

E i laureati se ne vanno via: "Un’emorragia che svuota capitale umano e crescita"

I dati Istat confermano il boom delle cancellazioni di residenza: dall’Umbria sono partiti ben 722 neodottori, il 61.9% in più in un anno. "Partenze record, calo dei rientri" .

Il grafico mostra la fuga dei laureati dalla nostra regione

Il grafico mostra la fuga dei laureati dalla nostra regione

"In Umbria c’è oggi la consapevolezza che la crescita passa soltanto da un impegno comune di tutte le istituzioni, in sinergia e con una visione condivisa. Il provvedimento adottato dalla Regione rappresenta una prima pietra importante, ma da sola non basta: serve una tastiera di misure organiche, capaci di accompagnare davvero la trasformazione del nostro tessuto economico e sociale". Parole del presidente della Camera di Commercio Giorgio Mencaroni, commentando i dati Istat sulla fuga di laureati all’estero.

In Umbria i laureati che nel 2024 hanno scelto di cancellare la residenza in Italia per stabilirsi definitivamente all’estero sono stati 722, contro i 446 del 2023. Un incremento del 61,9% che spazza via il precedente massimo (552 nel 2020). È come se in un solo anno fosse scomparsa un’intera facoltà di media dimensione. Il dato nazionale è altrettanto impressionante: 48.086 laureati italiani hanno lasciato definitivamente il Paese, contro i 37.114 del 2023, con un balzo del 29,5%. Mai, negli ultimi decenni, l’Italia aveva registrato un’emorragia così vasta in dodici mesi.

Ingressi in cadutaNel 2024 in Umbria i laureati provenienti dall’estero – spesso italiani che avevano lavorato fuori e decidono di tornare – sono stati solo 174, contro i 202 del 2023. Significa che per ogni quattro laureati umbri che se ne vanno, ne rientra meno di uno.In Italia le iscrizioni dall’estero sono state 13.083, con un calo del 13,4% rispetto all’anno precedente. Risultato: un saldo negativo mai visto prima, -548 in Umbria e -35.003 a livello nazionale.

Nel 2024 i più numerosi sono stati i 25-39enni (165 uscite), seguiti dai 40-64enni (92), dai giovani fino a 24 anni (22) e persino da 11 over 65. Non si tratta quindi solo di neolaureati, ma anche di professionisti già affermati che vedono fuori dall’Italia prospettive più solide.

Le ragioni sono note: stipendi più alti, carriere più lineari, riconoscimento del merito, contesti internazionali più dinamici. Le contromosse umbre: la Regione ha approvato incentivi fino a 15 mila euro per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani laureati under 35 e di persone con disabilità, oltre a 9 mila euro per disoccupati iscritti al programma GOL. Le misure saranno operative tra agosto e dicembre 2025. È un tentativo di frenare la voragine, ma da solo non può bastare. "La Camera di Commercio - conclude Mencaroni – ha messo al centro del proprio programma i due assi decisivi del futuro, la transizione digitale ed ecologica, che richiedono scelte coraggiose e coordinate. Ma per far esprimere a questa doppia transizione tutte le sue potenzialità in termini di crescita sana e innovativa del territorio occorrono i nostri laureati, risorsa decisiva che va trattenuta e valorizzata. È su questi binari che si costruisce un’Umbria competitiva, attrattiva e capace di guardare con fiducia al domani".