
A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno, la dirigente del Livi-Brunelleschi. Maria Grazia Ciambellotti, ex assessore Pd, guarda con ottimismo al futuro. ma chiede maggiori risorse: "Si annunciano misure, e poi non arrivano".
Da oltre trent’anni Prato ha imparato prima di altre città cosa significa fare scuola in una realtà multietnica. Una palestra quotidiana di convivenza e di dialogo, fatta di sacrifici, di fatica ma anche di risultati concreti. Maria Grazia Ciambellotti, oggi dirigente del liceo Livi-Brunelleschi e per molti anni reggente dell’istituto comprensivo Marco Polo, ex assessore all’istruzione della giunta Biffoni, a pochi giorni dal rientro sui banchi racconta cosa vuol dire guidare la scuola pratese, simbolo di integrazione: "Abbiamo imparato a gestire classi dove gli studenti italiani sono la minoranza, dove convivono anche 18 etnie diverse. È un patrimonio straordinario, ma non possiamo pensare che l’impegno richiesto ai docenti e alle scuole sia sostenibile senza risorse adeguate e soprattutto stabili".
Il Marco Polo, con oltre il 70% di alunni stranieri, è da tempo un osservatorio privilegiato: Cina, Pakistan, Bangladesh, Albania, Russia, Africa subsahariana. Nei corridoi l’appello è un caleidoscopio di nomi – Li, Willy, Edward – che racconta quanto sia cambiata la città. Prato è la comunità con la più grande presenza cinese d’Europa rispetto alla popolazione e conta ben 112 nazionalità diverse: la media degli studenti stranieri si aggira intorno al 30%, ma in alcune classi raggiunge il 75%. Numeri che già nel 2010 resero impossibile applicare il tetto del 30% introdotto dall’allora ministra Gelmini. "Era evidente che a Prato quel limite non poteva funzionare – ricorda Ciambellotti –. Le nostre scuole hanno dovuto inventarsi metodi, percorsi, strumenti per accogliere tutti e dare a ciascuno la possibilità di crescere".
L’elemento decisivo, sottolinea la dirigente, è stata la formazione degli insegnanti: "Il primo passo è stato prepararli ad affrontare la sfida. Non basta conoscere la materia, serve saperla insegnare a studenti che non parlano la lingua o che hanno livelli di comprensione molto diversi. Abbiamo sperimentato la didattica stratificata: lo stesso argomento viene proposto su tre livelli, così nessuno resta indietro. Quando ci sono facilitatori e mediatori culturali, si vede subito la differenza. Ma purtroppo queste figure non sono garantite ogni anno: spesso dobbiamo ricominciare da capo, trovare i fondi, arrangiarci. È un lavoro che richiede continuità, non precarietà".
E qui emergono le criticità. Il ministero ha previsto la possibilità di inserire docenti della classe di concorso 023, specializzati nell’insegnamento dell’italiano agli stranieri. "Al Livi-Brunelleschi dove avrei necessità, non ne è stato assegnato neppure uno – denuncia Ciambellotti – perché le cattedre di ruolo erano tutte coperte e questi insegnanti vengono destinati solo dove restano posti vacanti. Eppure, le mie scuole come altre, avrebbero bisogno di almeno due o tre di queste figure per istituto. Un intervento fatto così a livello ministeriale ha costo zero, e non ci è stato concesso. È il paradosso: si annunciano misure importanti, ma poi non arrivano dove servono davvero".
Il lavoro portato avanti negli anni, però, ha permesso alla città di costruire un modello che oggi viene guardato come esempio. Le collaborazioni con l’Università di Siena, come il progetto Altoparlante che usa le lingue madri degli studenti come punto di partenza per insegnare l’italiano, hanno mostrato che l’integrazione è possibile e arricchente. "Non solo si può convivere – dice la dirigente – ma si deve convivere. E Prato lo dimostra ogni giorno e lo ha dimostrato mettendo in campo le due forze migliori".
Resta la sfida delle risorse: mediatori, docenti formati, figure stabili che possano accompagnare la crescita di una comunità scolastica così complessa. "L’integrazione non è un’emergenza da affrontare di volta in volta – conclude Ciambellotti – ma una condizione strutturale della nostra città. Servono investimenti a sistema, non soluzioni temporanee. Noi continueremo a fare la nostra parte, con impegno e passione. Ma per trasformare davvero questo patrimonio in una ricchezza per tutti, è indispensabile che la scuola venga messa in condizione di lavorare con continuità".
E così Prato, ancora una volta, si prepara al nuovo anno scolastico con la certezza della dirigente Ciambellotti, che la sfida dell’integrazione non è un ostacolo, ma un’opportunità. Una città che ha imparato, prima di altre, che crescere insieme è possibile.
Silvia Bini