
Ieri in Comune il sub commissario ha incontrato tutti gli enti preposti alla sicurezza del territorio: "L’obiettivo è fissare priorità e scadenze" .
Si alza il livello di attenzione. Il Comune di Prato accelera sul fronte del rischio idraulico e mette in campo un metodo di lavoro serrato: ogni venti giorni circa gli enti preposti dovranno consegnare un report dettagliato sugli interventi realizzati e su quelli in corso, così da arrivare alla stagione delle piogge con lavori eseguiti e non soltanto promessi. Una scelta precisa del commissario straordinario Claudio Sammartino, che ha voluto stringere i tempi e trasformare i tavoli di confronto in momenti di verifica concreta, scanditi da cadenze ravvicinate. "Il contenimento, la mitigazione e, laddove possibile, l’eliminazione del rischio idraulico restano una delle priorità del piano di indirizzo del Comune", ha ribadito il subcommissario Francesco Pisani, fissando già tra un mese la prossima riunione operativa con gli enti coinvolti.
Ieri pomeriggio a Palazzo comunale si sono ritrovati attorno allo stesso tavolo Vigili del Fuoco, Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno, Alia, Publiacqua, Consiag Servizi Comuni e i dirigenti dei settori comunali di mobilità, infrastrutture, protezione civile e ambiente. Un incontro operativo, voluto dal commissario straordinario, per fare il punto sullo stato di salute della manutenzione del territorio, dalle caditoie ai fossi, dai tombini ai corsi d’acqua. L’obiettivo non era solo quello di analizzare quanto fatto finora, ma soprattutto di fissare priorità e scadenze rapide di esecuzione. Le istituzioni presenti hanno garantito piena collaborazione, consapevoli che il monitoraggio costante è l’unico modo per non farsi trovare impreparati di fronte a piogge improvvise e sempre più violente.
Il metodo scelto punta a non lasciare nulla sulla carta: report aggiornati, controllo continuo e nuove verifiche già in agenda. È la risposta a un territorio fragile, che conosce bene i rischi legati alle esondazioni e che non può permettersi ritardi. In questo senso la novità di resoconti dei lavori fatti presentati a cadenza stretta rappresenta una garanzia, ma anche un banco di prova per tutti gli enti chiamati a collaborare.
Se a Prato la regia è nelle mani del Comune commissariato, a Montemurlo sono stati invece i cittadini a farsi sentire di nuovo. Attraverso una lettera diffusa sui social, i comitati hanno rilanciato le loro richieste, tornate sul tavolo nell’incontro con la Regione Toscana e l’assessora Monia Monni. Al centro del confronto i nodi storici del torrente Bagnolo e della Bardena di Prato, che la stessa Regione ha definito tra le problematiche più difficili da affrontare in Toscana. Gli abitanti hanno chiesto interventi diretti come il ricalibramento del torrente, la sistemazione delle briglie e delle pescaie. Non meno accesa la discussione sulla necessità di avere un referente diretto sul territorio.
Il geologo incaricato dal comitato di Galceti ha proposto un coordinamento locale.
"La replica è stata che il referente deve restare il sindaco n- scrivono i comitati di Montemurlo nel post -. Il piano di protezione civile di Montemurlo è fermo al 2012, abbiamo chiesto che la Regione vigili con attenzione sul Comune". Nella lista delle preoccupazioni sono finiti anche il progetto del liceo in via Labriola, il bypass dello Stregale, l’acqua che filtra dagli argini verso via Giotto e il ruolo di Publiacqua, la cui assenza alla riunione ha impedito di affrontare le criticità di Oste.
Dalla discussione è emersa una sensazione amara: "la mancanza di sintonia tra Comune e Regione". Un paradosso, secondo i cittadini, perché almeno sul piano politico le istituzioni dovrebbero muoversi all’unisono. Invece la cifra degli investimenti richiesti per mettere in sicurezza Montemurlo – 97 milioni contro i 57 destinati a Prato – fotografa con crudezza lo stato delle cose. Il timore, sottolineato dai comitati, è che manchi una progettualità complessiva e che le responsabilità vengano spezzettate: a Publiacqua la rete fognaria, alla Regione e al Consorzio il reticolo idrografico, al Comune licenze edilizie e urbanistica.
Silvia Bini