Potrebbero essere le mascotte di Schignano i cinghialotti che da qualche mese vengono avvistati da residenti e automobilisti fra la Collina, Vallupaia e il centro del paese, protagonisti di video e foto che fanno il giro delle chat e dei social, mentre attraversano con tutto comodo la strada, mentre si avventurano verso l’entrata del Flossy e più spesso mentre sparpagliano la spazzatura messa fuori nottetempo per il porta a porta. Il gruppetto è diventato quello che per la scienza è un branco "confidente", e cioè si avvicina alle abitazioni e alla strada – comportando un pericolo per gli automobilisti e i motociclisti – attirato probabilmente dal cibo che nell’area urbana risulta facilmente reperibile.
Le immagini del lunedì mattina dei bidoni di Vallupaia, poi, sono abbastanza eloquenti: i piccoli contenitori "condominiali" insufficienti per la massa di persone che col caldo ogni fine settimana frequentano il parco, sono l’occasione per un banchetto, per i cinghiali – apparentemente due femmine con dei cuccioli di qualche mese – con gli avanzi dei picnic. Se per Vallupaia l’incontro fra amministrazione comunale di Vaiano e Alia porterà a breve un’isola ecologica "protetta", per i cinghiali arrivano i consigli di Alia. "E’ praticamente impossibile aprire i bidoni della differenziata – spiegano – visto che hanno la chiusura antirandagismo. Se riescono ad aprirli è perché non son stati chiusi bene o sono vecchi modelli, che consigliamo di sostituire, gratuitamente". E se a Vernio i cinghiali confidenti sono al centro di un’ ordinanza del sindaco e di un’operazione gestita dalla polizia provinciale e dai cacciatori che cercheranno di allontanarli dall’area urbana grazie ai cani, il Comune di Vaiano non ha ancora deliberato.
"Ci stanno lavorando gli uffici – spiega il sindaco, Francesca Vivarelli – ma certo è che il sistema applicato a Vernio ha dei limiti: una volta allontanati tornano giù. Serve qualcosa di più decisivo". L’azione "più decisiva" a cui si riferisce la Vivarelli a Schignano è difficile da applicare dato che la zona è protetta da divieto di caccia.
"Nelle aree a divieto di caccia non è consentito intervenire – spiega il comandante della polizia provinciale, Michele Pellegrini – per cambiare la destinazione delle aree serve un’atto della Regione, ma l’iter è lungo. Dove si può intervenire, vedi l’area attorno al Mulinaccio, serve un’ordinanza del sindaco per problemi di pubblica sicurezza o la richiesta del proprietario di un fondo agricolo: in questi casi l’intervento contenitivo è affidato alla polizia provinciale".
Claudia Iozzelli