MARIO ALBERTO FERRARI
Cronaca

Rilancio dei musei nazionali: "Spazi aperti e sempre vivi"

Il direttore Massimo Dadà: "Trend positivo: biglietto unico ha dato i primi risultati. Una guida cartacea delle quattro strutture, primo passo per una vera collana".

Il direttore Massimo Dadà

Il direttore Massimo Dadà

di Mario Ferrari

"Bisogna superare un’immagine che non ha più fondamento: i musei non devono essere luoghi polverosi, ma spazi vivi, dove accadono cose e dove ci sono sempre motivi per tornare". Il rilancio dei musei nazionali pisani passa da un cambiamento di mentalità secondo il direttore Massimo Dadà. Dopo un 2024 non da standing ovation, il 2025 sembra iniziato sotto migliori auspici per il complesso che vede insieme Palazzo Reale, Certosa di Calci, Museo delle Navi Antiche e di San Matteo, con cambio di strategia, orari più ampi, comunicazione migliorata e soprattutto iniziative e progetti dentro gli istituti culturali.

Direttore Dadà, le varie iniziative degli ultimi mesi hanno avuto successo?

"I dati definitivi arriveranno a fine anno, ma il trend è positivo: il biglietto cumulativo funziona, gli abbonamenti crescono e le rassegne estive di musica e danza hanno visto molta partecipazione. Anche la campagna con il Louvre è stata un successo in termini di visibilità. C’è però ancora molto lavoro da fare".

Su cosa vi concentrerete ora per il rilancio?

"Soprattutto sulla comunicazione, social e tradizionale, e su strumenti editoriali: realizzeremo una guida cartacea dei quattro musei, nella speranza che sia il primo passo di una collana. Continuiamo anche le collaborazioni con enti e istituzioni: per la mostra ‘Habitus fidei’ al Museo della Grafica c’erano dei QR code che rimandavano al San Matteo".

La comunicazione basta per attirare più pubblico?

"È fondamentale, ma non sufficiente. I musei di Pisa soffrono di un’immagine polverosa. Comunicando il patrimonio eccezionale, gli orari ampi e le rassegne possiamo attirare persone, ma servono anche iniziative e progetti concreti per cambiare la visione che si ha dei musei oggi".

Cosa significa in pratica?

"Dobbiamo far percepire il museo non come luogo da una volta e via, bensì come un posto vivo e attivo, in cui succedono cose interessanti e dove la collettività può sentirsi parte di un progetto, coinvolta e aggiornata. Luoghi, insomma, dove ci sono motivi per tornare più spesso e non che, dopo averli visti una volta, cadono nel dimenticatoio".

I musei di Pisa possono diventare così?

"Sì, e il nostro obiettivo è rendere il San Matteo un polo di riferimento in questo senso. Stiamo ultimando i lavori di ammodernamento dell’ingresso e del piano terra, dove allestiremo una futura mostra. Entro l’anno nascerà l’auditorium interno per conferenze e presentazioni, aprendo il museo a un pubblico più ampio. La mia visione è che il museo diventi sempre più un luogo vitale per progetti e iniziative culturali. Chi rimane fermo rimane indietro".