
Le lavoratrici di Prefettura e Questura che seguono le pratiche di soggiorno potrebbero perdere il lavoro. La società si oppone alla proroga di Piantedosi.
Rischiano di essere licenziate dalla stessa agenzia per il lavoro che dovrebbe garantire l’attività continuata ai precari. Sono le lavoratrici interinali che le società Adecco e Randstad hanno assunto con regolare contratto per andare ad alleviare le carenze di questure e prefetture. Quattro dipendenti delle società interinali assunte da anni che non solo non potrebbero veder un futuro per le proprie famiglie, ma manderebbero a gambe all’aria il lavoro dell’Ufficio migrazioni che rischia di essere del tutto intasato, cancellando una valida operazione di inclusione e legalità.
Ieri uno sciopero nazionale dei 1100 lavoratori interinali di tutta Italia in attesa della sentenza del Tar del Lazio che oggi si dovrebbe pronunciare sulla proroga rilasciata dal Governo affinché il lavoro sui migranti avesse continuità e impugnata dalla stessa società perché si tratta di una proroga antieconomica. Di fatto se il Tar accoglierà l’istanza delle società del lavoro, 1100 lavoratori andrebbero a casa perdendo quello stipendio che consente loro di tirare avanti in modo quantomeno dignitoso.
Con loro si interromperebbe anche un prezioso servizio pubblico: andrebbero a spasso anche decine di migliaia di migranti che queste persone con un duro lavoro di ufficio riescono a regolarizzare con permessi di soggiorno e richieste di asilo.
"Soltanto in questa provincia –: spiegano le due impiegate della questura che se lasceranno l’ufficio potrebbero comportare la paralisi delle pratiche sui migranti – noi abbiamo rilasciato 10.300 permessi di soggiorno dal febbraio dello scorso anno allo scorso aprile. Per quanto riguarda le richieste di asilo ne sono state evase 119 nel 2021, 247 nel 2022, 372 nel 2024. Lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al momento in cui rilasciò la proroga che ci dovrebbe mettere al sicuro per tutto il 2026, assicurò che da marzo ad agosto del 2024 erano stati regolarizzati 1 milione e 400mila stranieri, pari al 13 per cento in più degli anni precedenti. Tutto grazie al nostro lavoro. La società che ci ha assunto ha fatto ricorso al Tar perché la proroga era antieconomica e per loro insostenibile. Praticamente non sarebbero riusciti a rientrare nelle spese e con questa motivazione hanno chiesto l’annullamento del contratto, della proroga e quindi del nostro rapporto di lavoro.
Se domani – prosegue il racconto delle due donne – il Tar darà ragione alla società, si scriverà una delle più brutte pagine: l’agenzie che dovrebbero dare il lavoro ci rendono disoccupate. La nostra uscita paralizzerebbe l’intero lavoro sui migranti che questura e prefettura stanno facendo, senza contare il prezioso aiuto che noi forniamo anche agli altri uffici sotto organico delle questure". Le due donne lavorano con la polizia da anni. Una ha 52 anni, ha famiglia e una figlia e lavora da precaria da 4 anni. L’altra ne ha 35 ed è attiva da un anno e mezzo. "Chiediamo a gran voce, insieme a tutti gli altri nostri colleghi in Italia che venga portata a termine la proroga che ci consentirebbe di vivere serene almeno per tutto il 2026".