
Un momento di una precedente edizione del torneo di morra
Era il 1989 quando a Bibola si disputò la prima partita ufficiale di morra (dal 2023 patrimonio dell’Unesco), seguita l’anno successivo dalla prima Coppa Italia. Un gioco antichissimo, nato in Egitto, passato per Greci e Romani, che lo chiamavano "micatio", e approdato nei secoli anche nel Nord Italia, fino a radicarsi nel borgo in pietra che domina Aulla. È un gioco semplice, che non richiede attrezzatura e promuove l’interazione e la dinamica di gruppo tra i giocatori.
Per decenni, nei vicoli e sulle tavolate di legno macchiate di sangue, tra bicchieri di vino e qualche parola colorita, a Bibola hanno risuonato i numeri scanditi a voce alta dai giocatori. Poi la pandemia che ha bloccato tutto. Tra i grandi custodi della morra a Bibola c’era Cesare Tarca, anima delle competizioni e punto di riferimento per l’intera comunità, scomparso quattro anni fa. Ed è proprio in suo ricordo che la famiglia ha deciso di far rinascere il gioco, riprendendo una tradizione che era capace non solo di riunire il paese e le genti di quelli vicini, ma anche di portare migliaia di persone da diverse parti d’Italia. Domenica 31 agosto, presso la Cantina Sociale Tarca, la morra tornerà protagonista: iscrizioni dalle ore 15, inizio gare alle 15.30. Un luogo scelto non a caso, perché legato indissolubilmente alla memoria di Cesare e al suo impegno. Da un anno è la figlia Sandra a portare avanti questa eredità, con la volontà di restituire al paese non solo un gioco, ma un pezzo di identità e memoria collettiva. Per informazioni e iscrizioni: 349 6800326.
Anastasia Biancardi