CARLO CASINI
Cronaca

Con La Nazione il numero di Vanity Fair. Riflettori su Valeria Bruni Tedeschi. Il viaggio nella sua carriera artistica

Prosegue il progetto di collaborazione tra il nostro giornale e il settimanale Vanity Fair, che i nostri lettori riceveranno in...

Prosegue il progetto di collaborazione tra il nostro giornale e il settimanale Vanity Fair, che i nostri lettori riceveranno in...

Prosegue il progetto di collaborazione tra il nostro giornale e il settimanale Vanity Fair, che i nostri lettori riceveranno in...

Prosegue il progetto di collaborazione tra il nostro giornale e il settimanale Vanity Fair, che i nostri lettori riceveranno in omaggio martedì 2 settembre con l’acquisto del quotidiano. Nel nuovo numero riflettori puntati su Valeria Bruni Tedeschi. A un certo punto - confessa - ha pensato che sarebbe stato giusto chiudere così, lasciare la recitazione dopo aver vestito i panni di Eleonora Duse, nel film “Duse” diretto da Pietro Marcello e in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. "Mi sembrava il ruolo della vita, quello definitivo", dice l’attrice seduta sul letto, una t-shirt con la scritta "amour" e i capelli spettinati con grazia. "Ovviamente, poi ho cambiato idea".

Sessant’anni compiuti da poco, nata a Torino e cresciuta in Francia – madre pianista, padre industriale, sorella Carla, ex première dame e top model – Valeria ha trasformato la propria biografia in materia narrativa. Nei film che ha diretto ha fatto entrare lutti, passioni e memorie familiari; come attrice ha attraversato ruoli che hanno lasciato il segno, da “La seconda volta” di Mimmo Calopresti a “La pazza gioia” di Paolo Virzì, portando in dote quella sua cifra inconfondibile: fragilità e leggerezza, confessione e pudore.