
Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini e voce di una delle storiche famiglie dell’oro rosso
Le cantine italiane strabordano di vino. Non è un’immagine poetica: i numeri del rapporto Cantina Italia del ministero dell’Agricoltura parlano chiaro, e al 31 luglio le giacenze invendute hanno toccato un nuovo record. Solo in Toscana si superano i 5 milioni di ettolitri, un mare di bottiglie che rischia di restare fermo mentre il mercato rallenta. Segnale d’allarme? O occasione per ripensare la rotta?
Ne abbiamo parlato con Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini e voce di una delle famiglie storiche dell’oro rosso toscano.
Qual è la dimensione reale del problema delle giacenze? "Esiste, ed è serio. Non riguarda solo le grandi aziende, ma colpisce tutti, anche in Toscana. Non possiamo far finta di nulla: le scorte pesano sulla gestione delle cantine e sulla salute del mercato".
Cosa ha inciso di più su questo scenario? "Il mercato non è più brillante come qualche anno fa. Hanno pesato i dazi stabiliti dagli Stati Uniti – dove esportiamo oltre un terzo del nostro vino – la guerra che da anni coinvolge l’Ucraina e le limitazioni verso la Russia, un mercato fondamentale per il settore vinicolo. Sono fattori esterni che il mondo della viticoltura ha subito e che, in un modo o nell’altro, continuano a rallentare le vendite".
Come si può affrontare la situazione? "Una strada è contrarre la produzione, riducendo le rese per ettaro. Almeno finché il mercato non torna a respirare. Non si tratta solo di una questione di quantità: rese più contenute possono diventare un’opportunità per alzare anche a qualità".
In che senso la resa per ettaro può influire sulla qualità del prodotto? "In teoria con meno uva per pianta, ci si concentra di più su ciascun grappolo. Non si tratta di una regola necessariamente fissa, ma se le lavorazioni in vigna e in cantina si fanno con maggiore attenzione e tempi giusti per il prodotto potrebbe essere un vantaggio".
E stoppare l’autorizzazione a nuovi vigneti può essere una soluzione? "Ho già sostenuto questa idea, bisogna riflettere e capire se la crescita dei vigneti è opportuna. Limitare nuove superfici serve a riequilibrare l’offerta. Ma c’è anche un altro punto: favorire l’aggregazione tra produttori e aziende. Aiuta a ridurre i costi, a favorire l’ammortamento e a mantenere competitivi i prezzi di produzione. Serve una regia, insomma".
Che effetto hanno le giacenze sui prezzi? "Un effetto depressivo. Chi ha cantine piene spesso è costretto a svendere pur di fare spazio alle nuove annate. Per i consumatori questo significa bottiglie a prezzi bassi, ma per le aziende è un problema serio".
Il problema colpisce di più i vini di fascia alta o quelli di fascia bassa? "Non fa differenza. Con poche eccezioni, è un problema che riguarda tutti i segmenti. Non esistono solo gli stellati".
Siamo davanti a un bivio? "Direi di sì. È il momento di coordinarsi tra consorzi e produttori, pianificare meglio le rese, guardare ai mercati internazionali e adattarsi. È un equilibrio delicato, ma necessario se vogliamo che il vino italiano mantenga il suo valore".
Gabriele Manfrin