
Mercoledì il Tar deciderà su tre richieste di sospensiva alla delibera. Dalle società per azioni di Milano fino a start up fiorentine in crescita. Ecco con chi si scontra il Comune nella battaglia affitti brevi.
Il primo verdetto arriverà mercoledì quando il Tar si pronuncerà su tre delle richieste di sospensiva presentate contro la delibera con cui Palazzo Vecchio, lo scorso maggio, ha approvato il regolamento per le locazioni turistiche brevi. Lo stesso che, tra le novità, vieta nuovi affitti brevi in area Unesco e fissa a 28 metri quadrati la superficie minima da affittare. Per gli altri ricorsi, almeno sette, invece si dovrà attendere ottobre per l’udienza dibattimentale del Tar. Nel frattempo il Comune, con altrettanti provvedimenti dirigenziali, ha dato mandato ai propri legali di resistere in giudizio.
Tra i nomi dei ricorrenti non ci sono solo singoli cittadini, ma anche pesci grossi nella galassia degli affitti brevi fiorentini. Realtà che, da sole, se ce ne fosse bisogno, fanno comprendere le dimensioni del business e degli interessi in ballo intorno all’annullamento della delibera. E che riguardano, molte più società visto che, ogni ricorso in media, raggruppa le istanze di decine di ricorrenti più piccoli. Tra i maggiori c’è sicuramente la Cleanbnb Real Estate Srl, start up degli affitti brevi fondata a Milano e diventata in poco tempo un gigante nel settore in grado di gestire, per conto dei proprietari, fino a 3mila appartamenti in tutta Italia con fatturati, al 2024 di oltre 15 milioni di euro.
C’è poi la fiorentina Belfiore Residenze Srl, con un fatturato di oltre 340mila euro l’anno che sembrano bruscolini rispetto ai 7 milioni e mezzo dichiarati nel 2024 da un’altra ricorrente, la Etesian Spa. Il business è lo stesso della Clean Bnb: gestione di affitti brevi per conto dei proprietari degli immobili. Sia affittando a lungo periodo l’immobile dal proprietario, per offrirlo poi a terzi per affitti brevi. Sia gestendolo in cambio di una commissione. Impegnata nella battaglia legale contro il Comune anche la San Niccolò Srl (con fatturato superiore ai 300mila euro) e l’Apartments Florence Srl, società assistita dallo studio legale Stancanelli e di proprietà di Lorenzo Fagnoni presidente di Property Managers Italia, l’associazione di categoria che difende i diritti dei professionisti che si occupano la messa a reddito.
In poche parole: decine e decine di imprese individuali, Srl, ma anche società per azioni. Come la Easylife Spa con sede a Milano e un fatturato superiore ai 7 milioni di euro. Tutti o quasi i ricorsi dei colossi, ma anche dei singoli proprietari battono lì, dove il dente della delibera antibnb potrebbe dolere: la presunta violazione da parte del Comune degli articoli 117, 41 e 42 della Costituzione. In pratica eccesso di potere del Comune rispetto alla potestà legislativa di Stato e Regioni e conseguente disparità di trattamento nel cristallizzare al 2024 il numero di affitti brevi in area Unesco.
Ma anche imposizione di limiti al corretto esercizio dell’attività imprenditoriale da parte dei cittadini e, infine, vizi sui limiti della superficie minima per consentire l’affitto: cioè 28 metri quadri. La tesi su quest’ultimo punto: così come, specie in centro, appartamenti di dimensione inferiore sono considerati abilitabili per affitti di lungo periodo, così devono esserlo per quelli a breve periodo. I risultati del braccio di ferro legale arriveranno presto. Per ora i colossi e Palazzo Vecchio attendono e si preparano allo scontro.
Claudio Capanni