Alluvione, viaggio nel disastro, tra acqua, fango e disperazione. "E’ peggio del ’91"

La furia della piena del Bisenzio e della Marina invade le strade. Danni incalcolabili e paura 32 anni dopo la precedente tragedia

Campi Bisenzio (Firenze), 4 novembre 2023 – “Di qua e di là”, dicono a Campi Bisenzio, indicando la devastazione che, trentadue anni dopo un’altra tremenda alluvione, sono costretti ad affrontare. Di qua e di là dal Bisenzio, il fiume che la divide in due, c’è fango, disperazione e rabbia.

Una bomba di pioggia senza precedenti, giovedì sera, ha centrato in pieno la cittadina. Si è abbattuta con una furia cieca, facendo gonfiare non solo il Bisenzio, ma anche su un suo affluente, la Marina. E pare proprio che l’acqua che ha trasformato le strade in palude, allagato garage e piani bassi, sia quella che ha tracimato all’altezza dell’Asmana, il grande centro benessere a monte dell’abitato, più che quella che, “rompendo“ all’altezza del ponte alla Rocca, ha invaso di fango il centro.

La furia di pioggia e vento ha messo in ginocchio Campi Bisenzio e la Toscana che conta in queste ore cinque vittime e alcuni dispersi

Di qua e di là. Le macchine hanno iniziato a venir risucchiate nei mulinelli, a sbattere l’una contro l’altra come sulla pista di un autoscontro senza conducente. C’è chi ha rischiato la vita per mettere in salvo l’automobile. Anzi, uno che ha sfidato la forza dell’acqua è ufficialmente disperso. Paura. Paura per tutti, paura ovunque. Ai pian terreno ma non solo. Tanti hanno trovato riparo salendo le scale dei propri terratetto. Chi sta in alto, invece, è rimasto prigioniero per ore. Senza corrente, senza internet, con tanta acqua intorno ma non dai rubinetti.

Dopo una notte d’inferno, la luce del giorno mostra senza ombre una situazione drammatica. Si piange. Si spala. Si strizzano i cenci zuppi di melma e si strofina ancora. In via del Risorgimento ci sono le auto buttate là alla rinfusa. L’odore è quello della nafta, del kerosene. Gli occhi sono quelli di chi non ha potuto chiuderli. La geografia del disastro è un’immensa macchia di leopardo di 800 ettari.

A nord, ci si incastra nel fango di Capalle. La circonvallazione sud è in tilt, perché via Palagetta, il vialone che porta verso la frazione di San Piero a Ponti (non risparmiata dal flagello) è diventata un canale. L’acqua arriva ai finestrini delle auto che non sono scampate alla piena. La marea nasconde cantine, seminterrati, ha fatto il pari con una bella piscina. Vigili del fuoco e sommozzatori raggiungono gli isolati, gli anziani vengono portati in salvo con i gommoni, la protezione civile stila l’elenco di chi ha bisogno di medicine e si muove anche guidata dai latrati degli animali. Don Marco e don Francesco, della Pieve di Santo Stefano, anziché la comunione a casa degli infermi portano le loro braccia in aiuto.

(Foto Vigili del Fuoco)

I danni sono ingenti, incalcolabili. In centro come in periferia o nelle frazioni. O ai Gigli, dove qualcuno ha passato la notte in balconata mentre l’acqua filtrava dagli ingressi. Ma Campi Bisenzio si rimbocca le maniche, esattamente come trenta e passa anni fa. I più anziani se la ricordano bene, l’alluvione del 1991, "ma stavolta è molto peggio", dicono mentre tolgono l’acqua con i catini. Case appena ristrutturate, come quella di un operaio disoccupato della Gkn a cui gli amici del consiglio di fabbrica offrono una mano, attività economiche che ora traballano.

"Non posso arrivare a casa, mi ci vorrebbe una barca", singhiozza al telefono una donna che scende il ponte che guarda San Donnino. Sul viadotto che passa proprio sopra al Bisenzio, qualcuno ha salvato la propria macchina, portandocela un attimo prima del disastro. Qui l’acqua arriva alla vita, qualcuno la sfida con suo figlio sulla testa. "Vado via, non posso tenere due bambini in casa senza corrente". Chi non ha i parenti pronti ad accoglierli, ha trovato ricovero allo Spazio Reale. "Sono fallito ieri sera alle 11", urla un imprenditore accecato dalla rabbia.

Sogni spezzati alla velocità dell’acqua, quel mix micidiale di Bisenzio e Marina. Ci vorrà un po’, prima che torni tutto come prima. Qualcuno guarda il cielo: non in cerca di sostegno da lassù, ma perché ricomincia pure a piovere. Di qua e di là.

Un aiuto per la Toscana. Il gruppo Monrif lancia la raccolta fondi per gli alluvionati

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