La sindaca di Santa Croce Giulia Deidda
La sindaca di Santa Croce Giulia Deidda

Santa Croce sull'Arno (Pisa), 19 aprile 2021 -  Tovagliette apparecchiate sul piano del bagagliaio di un suvvettino e l’aperitivo è servito. In tempo di pandemia l’arte di arrangiarsi è un bel mestiere. E loro chiacchieranno fitto a gruppetti, in piazza Matteotti, che qui chiamano ‘le lastre’ (il cuore del centro). Non è una domenica qualsiasi, ma la prima occasione di ritrovo da quando l’inchiesta della Dda ha travolto Santa Croce sull’Arno. Una cittadina da 14mila anime scarse che conta molti più istituti bancari (venti) che monumenti e chiese. Non si parla di pallone, non della CuoioPelli né del Tuttocuoio: come tra fratelli diversi si discute a toni accesi sulla ’ndrangheta.

Fa davvero affari qui? «Se è vero metto una pistola in bocca a qualcuno, anche se sono amici», rompe il ghiaccio Romano Sabatini, 78 anni di cui 62 passati in conceria. Mima il lavoro delle braccia, lui contoterzista che aveva sognato di fare il calciatore, provinato dalla Juventus poi rientrato nei ranghi del San Romano: calcio e concia. «Se è tutto vero è finito il mondo e spero di no», dice con l’orgoglio di santacrocese che non vuol nascondersi né tacere e invita gli amici a farsi avanti. «Se chiudono il depuratore è finita per tutti – dice – I miei figli piangono perché nessuno paga il lavoro fatto». Una mazzata in un momento difficile.

Sulla piazza c’è chi minimizza dicendo che l’inchiesta è panna montata, chi accusa quelli dei macchinoni e delle ville che da qualche parte i soldi l’hanno fatti e chissà come, chi difende la sindaca Giulia Deidda, indagata dalla procura di Firenze per associazione a delinquere. Dalle intercettazioni emerge che lei sapeva. Sapeva che i rifiuti speciali non andavano in discarica ma «nei sottofondi stradali o nei cementifici», come le dice Lorenzo Mancini, presidente del cda del Consorzio Aquarno. «Io sono tranquilla, non si vede? Continuo a fare il mio lavoro, domani riunisco la giunta», dice davanti a casa. Preferisce non scendere dall’auto, alla guida c’è il suo compagno Paolo Ammannati, pronto a ripartire. E’ in dolce attesa, la sindaca trentanovenne Pd che nel 2019 ottenne la riconferma battendo con 3.348 voti Alessandro Lambertucci in un paese che alle politiche vede volare il centrodestra.

«Santa Croce rischia il collasso se fermano il depuratore, in gioco ci sono 6mila posti di lavoro, fa bene la Cgil a portare avanti la sua battaglia», argomenta Deidda. «L’ondata di messaggi di solidarietà ricevuta mi dà ancora più forza», conclude. Intanto in piazza, ‘alle lastre’ gli animi si scaldano anche parecchio. Tutti insieme: operai, imprenditori, contoterzisti, commercianti. Opinioni opposte, un solo obiettivo: salvare Santa Croce. Dall’onta del disonore. Dalla crisi già pesante per il Covid che potrebbe diventare un abbraccio mortale con uno stop al depuratore. Con il commercialista Stefano Puccini si ricostruisce la storia del depuratore realizzato nei primi anni Ottanta. «Lavori enormi da 100milioni – spiega – Costati un’infinità anche alle concerie». Il problema c’è sempre stato, prima dello stop al depuratore a fine anni Settanta, gli scarti industriali finivano nell’Usciana, un affluente dell’Arno. «Il paese ne soffrì molto. Ma poi partirono quasi subito i lavori per il più grande impianto europeo», racconta l’ex operaio Maurizio Marmugi. E’ opinione diffusa che con il nuovo «tubone» finanziato dalla Regione, che depurerà «gli scarti liquidi industriali e le acque reflue domestiche anche dei distretti della Valdinievole, di Fucecchio e di Monsummano, le cose miglioreranno ancora molto». Si dichiarano scontrosi ma a conti fatti si dimostrano più spacconi, i santacrocesi. «Noi con la terra dei fuochi non abbiamo niente a che fare, sia chiaro», dice il commerciante Alberto Pinori. L’orgoglio qui la fa da padrone, per questo si vuole salvare l’onore e si chiede che paghi chi ha sbagliato. «Santa Croce è stata una mamma generosa che ha dato lavoro a tutti», dice Sabatini. Gli extracomunitari sono il 23% della popolazione, con 44 paesi del mondo rappresentati. Sulla piazza domenicale solo uomini. E le donne? «Sono a casa».

Gli interrogatori

Cominciano in settimana gli interrogatori di garanzia per i destinatari delle misure cautelari emesse nei tre filoni dell’inchiesta della dda di Firenze: dal traffico dei rifiuti della concerie, alle intimidazioni in stile mafioso tra le imprese infiltrate da soggetti vicini alla ‘ndrangheta, al mercato della droga che passa dal porto di Livorno. Nel filone “politico“ delle indagini dei carabinieri del Ros, Noe, Forestali e del nucleo investigativo di Livorno, sono finiti agli arresti domiciliari il presidente dell’Associazione Conciatori Alessandro Francioni, 74 anni, di Castelfranco di Sotto; l’ex direttore, Piero Maccanti, 74 anni, di Castelfranco di Sotto; l’attuale direttore dell’Associazione, Aldo Gliozzi, 52enne di Ponsacco. Francesco Lerose, titolare di due impianti di smaltimento in cui sarebbe transitato il ‘keu’, scarto delle lavorazioni delle concerie, poi riutilizzato in riempimenti di sottosuoli, è l’unico del filone ad essere finito in carcere. Misure interdittive per altre sette figure del Consorzio Aquarno, che gestisce il depuratore, e dell’Associazione Conciatori. Hanno la facoltà di dare la propria versione dei fatti al giudice Antonella Zatini, il gip che ha firmato le ordinanze in cui sono stati ricostruiti i rapporti, non sempre limpidi, fra gli imprenditori di Santa Croce e la Regione Toscana. Nella presunta associazione per delinquere, i pm Giulio Monferini ed Eligio Paolini hanno inserito il sindaco di Santa Croce sull’Arno Giulia Deidda, seppur non destinataria di misura cautelare, come l’ultima presidente dell’Associazione, Maila Famiglietti.

 

 

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