Giulia Deidda (foto Germogli)
Giulia Deidda (foto Germogli)

Santa Croce sull’Arno (Pisa), 18 aprile 2021 - La sindaca di Santa Croce sull’Arno, Giulia Deidda, era stata informata delle criticità del Keu, l’inerte finale derivante dal trattamento dei fanghi prodotti dagli scarti della concia delle pelli, che ha dato il nome all’inchiesta della Dda con arresti e sequestri. Questo è quanto emerge dalle intercettazioni raccolte dalla procura. La sindaca indagata per associazione per delinquere, secondo gli inquirenti era l’anello di congiunzione tra la politica e il "sistema" messo in piedi dai conciatori, si batteva perché fossero rispettate le promesse fatte a Ledo Gori di restare al suo posto, e si muoveva perché il funzionario regionale troppo ligio alle regole, Alessandro Sanna, venisse rimosso o indotto a modificare i suoi orientamenti.

Nelle intercettazioni del 24 luglio 2018 è Lorenzo Mancini, presidente di Aquarno, il depuratore di Santa Croce, a parlare alla sindaca delle criticità del Keu. Succede all’indomani della relazione che Arpat svolgeva per la Regione, quando – rilevano gli inquirenti – erano tutti impauriti e non sapevano dove portare il Keu. Gli scarichi delle concerie, che una volta trattati prendono appunto il nome di Keu, sono ceneri che presentano concentrazioni di inquinanti tali da non poter essere riutilizzati per recupero in attività edilizie di riempimento di rilevati o ripristini ambientali. Ma secondo gli inquirenti tramite Francesco Lerose – proprietario di due impianti di smaltimento rifiuti a Pontedera e Bucine, arrestato giovedì – questi scarti tossici sono finiti a tonnellate nei rilevati della 429.

Intercettato, Mancini spiega alla sindaca Deidda: "Comunque senti, intanto te lo anticipo telefonicamente... te lo dissi no? che un po’ di tempo fa c’era stato un simpaticissimo sopralluogo dell’Arpat co’ i Noe all’Ecoespanso, e sostanzialmente ci... hanno scritto alla Regione, e chiedendo alla Regione di verificare la possibilità che noi si possa continuare a smaltire il Keu...". Deidda: "Eh!". Mancini: "Con Lerose (l’imprenditore in carcere, ndr ), cosa che a questo punto noi dubitiamo fortemente...". Deidda: "Scusa Lorenzo, eh! Smaltire il Keu con...?". Mancini: "Con Lerose, quelli con cui si lavora, che si butta nei sottofondi stradali o nei cementifici". Deidda: "Ah!". Mancini: "Quindi boh? Secondo cosa risponde la Regione chiaramente noi da settembre ci s’ha ancora... anche questo problema oltre al fatto di capire...". Deidda: "Ma Nicola sta già pensando a qualche alternativa?".

Nicola Andreanini è il direttore di Aquarno, anche lui nella lista dei 19 indagati. Mancini: "Un’ ce n’è, Giulia, in questo momento alternative un ce n’era... sai quant’è che ci si pensa a delle alternative? Cioè è quella cosa dell’economia circolare che dice Rossi, cioè noi ci si prova ad andà negli asfalti si può provà ad andà però... perché tutte le volte che ti provi a fa’ qualcosa, e ai discorsi dici.. .no, no... ma fate... cosate, e poi mi metti i bastoni tra le ruote?". Deidda: "Sì ma poi il...".

Deidda chiede poi a Mancini quale sia sostanzialmente il problema. Mancini: "Il problema in questa fase è che... se lo butti nel cemento, di fatto lo leghi, cioè quindi nel cemento se ci piove sopra non rilascia niente". Deidda: "Ah!". Mancini: "Però Lerose lo usa anche come sottofondo stradale, cioè nei riempimenti... quindi dicono alla Regione... suggeriscono". Deidda "Ah". Mancini: "L’asfalto... loro te lo contestano, cioè quell’utilizzo lì te lo contestano". Deidda: "E perché te lo contestano?". Mancini: "Perché secondo loro non ha le caratteristiche per poter andare là, cioè questo loro lo interpretano così". Deidda: "Sì, caratteristiche di che tipo?". Mancini: "Caratteristiche... chimiche, chimiche analitiche". Deidda: "... Chimiche...".