Il procuratore Giuseppe Creazzo (foto Giuseppe Cabras/New Press Photo)
Il procuratore Giuseppe Creazzo (foto Giuseppe Cabras/New Press Photo)

Firenze, 18 aprile 2021 - Pacato e riflessivo, com’è nel suo stile, ma severo. Il procuratore capo, a Firenze, Giuseppe Creazzo, è intervenuto in diretta streaming sul canale YouTube di Palazzo Vecchio all’evento organizzato ieri per ricordare il 18° della scomparsa di Gabriele Chelazzi, artefice con i colleghi Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini dell’inchiesta sulle stragi del ’93, Firenze, Roma e Milano.

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«Ha difeso ragioni e valori supremi dello Stato, condotto i processi con lo stile che tutti noi dovremmo cercare di imitare» il tributo reso a Chelazzi.Creazzo ha poi virato verso i clamorosi e inquietanti esiti dell’inchiesta che scuote la Toscana. «In Toscana la maggioranza delle imprese è immune dalle infiltrazioni. Bisogna però evitare di continuare a trascurare il fenomeno per salvare una terra che ha amplissimi margini di salvezza, ma dove, i fatti lo dimostrano, il pericolo c’è e imminente». Cita Borsellino: «‘Mafia e Stato’ – disse il giudice dilaniato con la scorta da un’autobomba – si muovono sullo stesso territorio. O si fanno la guerra, o si mettono d’accordo’...».

Evidente il riferimento alle «relazioni che le mafie cercano con Istituzioni, politica, massoneria e un certo mondo d’affari». Tra le organizzazioni criminali la ’ndrangheta è quella che si è fatta maggiore spazio. «E’ la più silente, la più strisciante. Agisce nell’ombra, salvo casi eclatanti. Dotata di fortissima liquidità, tende a fare facili affari, ad accaparrarsi le imprese. La sua è anche una concorrenza sleale che scardina l’economia sana. Dobbiamo rendercene conto. Ha una capacità pervasiva e persuasiva e gli esempi più recenti hanno dimostrato che da nessuna parte si può essere sereni. Tanto meno in Toscana. Chi minimizza le fa un favore».

Giovanni Spano