
Leonardo Giuliarini per regalo ha chiesto di incontrare un uomo simbolo antimafia
Arezzo, 29 agosto 2025 – C’è chi alla fine della terza media sogna una playstation, una bici nuova o l’ultimo modello di smartphone. Leonardo no. Lui ha chiesto qualcosa di molto diverso: incontrare un uomo che ha avuto il coraggio di opporsi alla ’ndrangheta. Un regalo speciale, che racconta di un tredicenne diverso da tanti suoi coetanei, capace di guardare oltre i regali «classici» e cercare qualcosa che lasciasse in lui un segno profondo. La scintilla è nata sui banchi di scuola, quasi per caso.
«In prima media ci avevano chiesto di leggere dei libri per una gara di lettura – racconta – io ne scelsi due. Uno parlava di sogni, ma quello che mi ha davvero cambiato è stato Perché mi chiamo Giovanni. Raccontava della strage di Capaci, del maxi-processo, dell’arresto di 210 mafiosi e della morte di Falcone. Mi ha spaventato, perché sapevo già cos’era la mafia, ma leggerlo nero su bianco è stato diverso. Da quel momento ho iniziato a interessarmi». Quella curiosità è diventata presto passione. Leonardo ha letto La mafia spiegata ai ragazzi, ha studiato le radici storiche della criminalità organizzata e raccolto titoli che raccontano figure di magistrati, poliziotti e imprenditori che non si sono piegati. «Volevo sapere, volevo capire. Più sai, più puoi difenderti».
Il passo successivo è stato l’incontro, dapprima virtuale, con Tiberio Bentivoglio, l’imprenditore calabrese che ha denunciato la ’ndrangheta e che da anni vive sotto scorta. «La prima volta l’ho visto in videochiamata, all’ultima ora di lezione. Io ero incantato ad ascoltare. Poi quest’anno è venuto davvero da noi: lì avevo un sacco di domande e sono rimasto affascinato dalla sua figura». Quel fascino Leonardo Giuliarini ha deciso di coltivarlo fino in fondo. Alla zia ha confidato il suo desiderio: non una festa o un regalo materiale, ma l’opportunità di incontrare Tiberio faccia a faccia. E l’imprenditore ha accettato. «Mi ha accolto con grande gentilezza, ha risposto a tutte le mie domande e anche a quelle di mia zia. Pochi giorni prima non stavo bene, avevo pensato di rinunciare. Ma poi mi sono detto: Tiberio ha fatto uno sforzo per me, non posso mandarlo a vuoto. Alla fine ne è valsa la pena. È stato emozionante».
L’emozione è diventata anche consapevolezza. «Gli ho chiesto: io da grande voglio fare lo psicologo, non l’imprenditore. Come posso combattere la mafia nella mia vita? Lui mi ha detto: informati sempre, e opponiti ai tiranni. Sapere è la vera forza». Una risposta che Leonardo sente già sua. Del resto, di tiranni ne ha conosciuti. «A scuola ho vissuto esperienze di bullismo. Non ne ho parlato con Tiberio, ma so cosa significa affrontare la cattiveria. Forse è anche per questo che mi sento vicino a chi sceglie di non piegarsi all’ingiustizia». Ora Leonardo ha davanti a sé un nuovo inizio: il liceo scientifico scienze applicate lo aspetta a settembre, con il sogno di diventare psicologo e con una piccola biblioteca di libri sulla mafia che cresce di mese in mese. Ma soprattutto con un bagaglio che vale più di ogni oggetto: l’insegnamento di un uomo che gli ha mostrato che si può vivere a testa alta. Un regalo diverso, certo. Ma che resterà, giorno dopo giorno, molto più a lungo di qualunque console.