E’ una teoria che analizza e ribalta la logica del mondo del lavoro. In sintesi: più spazio a networking che alle competenze. E’ la lezione-provocazione che oggi sarà tenuta da Arturo Artom, ingegnere milanese considerato il “papà” della liberalizzazione delle telecomunicazioni in Italia (nel 1993 fondò Telsystem, la prima azienda italiana di telefonia in concorrenza a Sip vincendo la battaglia per l’apertura del mercato con una storica sentenza dell’Autorità Antitrust nel 1994) in occasione dell’evento Tedx sulla spiaggia dell’Augustus.
L’Artom-pensiero, che sarà poi condensato in un libro in uscita in autunno, parte dal fatto che le tecnologie – che con l’invenzione degli smartphone hanno creato migliaia di posti di lavoro per programmatori di app – poi spazzeranno via le professioni proprio con l’incedere dell’intelligenza artificiale. "Nel giro di un anno un programmatore non varrà più niente – dice Artom, inventore dei cenacoli culturali – ecco che sarà fondamentale mettere in atto strategie per cavalcare il mondo del lavoro, e non rimanerne strozzati nelle dinamiche. La soluzione? Il networking per connettere mondi diversi, pensare fuori dagli schemi, avere l’idea giusta, costruire reti. Poi dovrà essere sostituito il senso del dovere col divertimento, non in senso di leggerenza, bensì di stimolo alla genialità per innovare".
Terza strategia: far spazio ai giovani colleghi. "Fabrizio Freda, oggi ex amministratore delegato di Estée Lauder Companies – prosegue – mi ha insegnato il ’reverse mentoring’: nella sua azienda non era più il dirigente anziano a insegnare alla figura junior ma i migliori laureati diventavano mentor dei manager più navigati. Non è perdita di ruolo ma guadagno di prospettiva".
Francesca Navari