Siena, 29 agosto 2025 – Giuseppe Zedde, detto Gingillo, e il capitano Aldo Nerozzi ospiti alla redazione di Siena de La Nazione per il consueto faccia a faccia dopo il Palio dell’Assunta, vinto dal Valdimontone.
Chi era più convinto della vittoria il capitano o Gingillo?
«Anche io ero convinto per una serie di cose. Venivamo dal Palio di luglio che aveva lasciato l’amaro in bocca perché siamo capitati di rincorsa, se fossimo stati al canape magari era diverso. Dal momento che è riuscito a sorte il Montone, gli è toccato Anda e Bola, c’era feeling con il cavallo. Una serie di cose che mi facevano credere alla vittoria. Chiaro poi che c’era la sorte ma se fosse girata bene me la potevo giocare. L’ho detto anche alla cena: ’voglio avere quel briciolo di fortuna mancato a luglio, il resto ce lo metto io’».
Le vere radici di questo successo dove affondano?
«Un lungo corteggiamento? Sì, diciamo così, che parte da lontano. Con Aldo c’è un rapporto da diversi anni, come con molte persone del Montone. Anche con le dirigenze precedenti c’è stato solo che non si è concretizzato prima mancando la situazione giusta. Non perché si era interrotto».

Arrivo al bandierino: il primo pensiero.
«Ho urlato parecchio, dal bandierino fino a che non ho fermato il cavallo. Uno sfogo che rappresentava tutta la voglia di vincere accumulata, a maggior ragione in questa Contrada con cui avevo rapporti da anni. Un sogno che si realizzava. Nella Carriera siamo visti come mercenari ma ci sono anche legami che fanno la differenza. Quando sono tornato ad agosto nei Servi la gente mi ha accolto alla grande, era super-convinta. Mi hanno dato una grande carica».
L’ultima cosa detta alla moglie, il capitano idealmente, Gingillo a quattr’occhi.
«A volte a casa parlando e ragionando, tempo indietro, dissi a Federica ’Tanto io quest’anno uno lo vinco’. Ero sicuro di me stesso».

Quante bugie avete detto in questo Palio?
«Nella vita succede, qualche bugia a fin di bene si dice. Però sempre meglio per me una brutta verità che una bella bugia. Nel Palio aspetto, ci ragiono anche 200 volte, mi conoscono anche altri dirigenti, però se spendo una parola è quella».
Prima di uscire dall’Entrone: parole? Abbracci? Sguardi?
«C’eravamo già detti tutto, bastava guardarsi».
Il momento, nei quattro giorni, che non dimenticherai mai.
«La grande accoglienza nei Servi ma soprattutto la benedizione. io ero molto sereno e intorno vedevo i volti, ci credevamo tutti».
Mossa da annullare? Non valida?
«Quando uno vince va sempre bene, comunque sono obiettivo: una mossa buona. Ci sono state in passato anche più giovani. Se si fa troppo lunga, esagerata, è peggio».
Al Valdimontone e e Gingillo sono stati restituiti in questo palio favori fatti?
«Come a volte è capitato a me di portare rispetto a capitani e colleghi, penso che sia stato ricambiato in quel mondo lì: nessun grosso vantaggio ma rispetto sì».
Togliti un sassolino dalla scarpa.
«Una vittoria che mi merito, che mi sono costruito. Non ho rubato nulla, grossi regali non li ho avuti. Il successo del 2018 non mi ha fatto compiere il saltino in più di cui avevo bisogno, dopo una Carriera vinta in quel mondo. Non intendo fare il fenomeno ma non ci riescono tutti in quel modo. Non ho più avuto occasioni come questa con Anda e Bola. Mi sono rimboccato le maniche e anche con cavalli inferiori ho fatto prestazioni credo dignitose che mi hanno consentito di guadagnare la fiducia dei capitani e arrivare al 16 agosto. Ringrazio il capitano che mi ha dato l’opportunità, il resto l’ho creato da me».
Gingillo e Tittia: questi i nomi di punta del 2026?
«Questa vittoria mi può ridare una grande occasione anche il prossimo anno, intendo sfruttarla al massimo. I tempi sono cambiati ma contata tanto anche la testa. Mi sento fisicamente a posto e anche di testa tranquillo. Ancora con tanta voglia di vincere perché ho vinto poco, vorrei recuperarlo».
Dovendo definire questo Palio conquistato con una parola?
«Meritato, perfetto. Se nei quattro giorni lo sognavo era così».
Sembrate entrambi freddi, razionali, caparbi. Chi lo è di più?
«Anche a me scivola tutto di dosso. A volte quando qualcosa va storto Federica se la prende, mi chiede ’ma te come fai?’ Non puoi campare male tutto l’anno per una cosa storta: bisogna andare avanti».