
"L’andamento climatico ha favorito la produzione di uve. Incidono le variazioni di clima, certo. Per comprendere in quale misura, siamo ancora in fase di studio" .
Tutela, promozione, valorizzazione, cura del brand Toscana per il vino a Indicazione geografica tipica (Igt). Sono alcuni dei pilastri sui quali si fonda il Consorzio Vino Toscana, con sede in Valdelsa nel comune di Barberino Tavarnelle.
Al vertice il presidente Cesare Cecchi (nella foto), imprenditore del settore, componente della famiglia che diede vita già a fine Ottocento a una vinicola a Poggibonsi. "Come Consorzio abbiamo ottenuto due anni fa il quorum di adesioni per il riconoscimento ministeriale – spiega – un traguardo rilevante per una realtà che riunisce in pratica sotto un unico tetto oltre 4mila produttori, cifra superiore a ogni percezione, per un totale di più di 800mila quintali di produzione nel 2024".
Quali previsioni per la vendemmia nella nostra zona?
"Dal profilo della quantità, siamo ai livelli dello scorso anno. O con una diminuzione comunque contenuta. Superiore la qualità: l’andamento climatico ha favorito la produzione di uve. Incidono le variazioni di clima, certo. Per comprendere in quale misura, siamo ancora in fase di studio".
Quali sono i principali elementi di criticità?
"Gli aspetti commerciali, purtroppo, stanno soffrendo più del dovuto ai livelli sia nazionali che internazionali. Il valore della produzione di vino Toscana Igt ammonta a circa 495 milioni di euro. Il 31 per cento nel mercato italiano, il 69 per cento nell’export. Non intendo comunque drammatizzare, alla luce delle difficoltà attuali: guardiamo anzi al futuro con un certo ottimismo. È un andamento ciclico: ogni otto-dieci anni, si presentano problematiche da affrontare nel settore. D’altra parte il nostro è un comparto ‘dai tempi lunghi’. Il prodotto viene fuori una volta in un anno ed è un po’ come se avessimo a disposizione un’unica chance ogni dodici mesi".
La questione dazi. Quale è la sua opizione?
"Di sicuro è un aspetto da considerare, però non intendo attribuire tutta la colpa a questo fattore di cui si parla ormai da mesi. Il mercato statunitense risentiva già da un paio di anni di un quadro economico già articolato e piuttosto complesso, e complicato negli ultimi mesi dalla perdita di valore del dollaro". Una possibile via d’uscita? "Pensiamo a un progetto di studio sui bianchi in Toscana, una regione nella quale il novanta per cento dei vini è rosso, con le eccezioni della Vernaccia di San Gimignano e del Vermentino".
"Al mio ingresso in azienda, ben 43 anni fa – conclude il presidente del Consorzio Vino Toscana Cesare Cecchi –, un bianco come il Galestro rappresentò una significativa risposta in termini di innovazione e di rilancio del settore".
Paolo Bartalini