
Tra i visitatori internazionali da Europa, America, Giappone e Corea e nuove proposte green. Le aziende si confermano avamposto del tessile responsabile. Stand sempre più emozionali.
MILANOdall’inviata Sara BessiIl frazionamento degli ordini non frena la creatività e l’innovazione delle aziende tessili pratesi, pronte in questi giorni di Milano Unica 41 a sfoderare gli assi nella manica di un saper fare, di una conoscenza e di una capacità di offrire servizi ammirati (e invidiati) a livello internazionale. Il periodo non è facile, e tutti ne sono consapevoli, ma la crisi apre a luci e a colori ancora più vivaci, a tessuti fantasia e naturalmente sostenibili in stand ancora più belli ed emozionali per far ’toccare con mano’ che cosa sanno fare Prato e i suoi imprenditori sempre un passo in avanti rispetto al resto dei concorrenti. E pure di fronte ad un momento di ’disorientamento’ da parte dei grandi brand dove si assiste ad avvicendamenti di stilisti.
Cosi si varca la ’riproduzione’ del cancello di Balli il Lanificio e si può vivere un’esperienza tra le lavorazioni nell’antico opificio grazie a totem installati all’ingresso affollato di clienti, accolti da Leonardo Raffaelli.Alla Manteco si rivivono bellissime atmosfere per celebrare il 150° anniversario di Liberty: la storica maison ha unito le forze con Manteco per dare vita a un nuovo audace capitolo del tessile di lusso, in cui l’eccellenza artistica incontra l’innovazione più avanzata.
Se al mattino presto il numero di visitatori è stato limitato (sciopero dei treni e traffico intenso sull’autostrada per un incidente), la fiera si è andata via via animando con visitatori da molta Europa, dalla Corea, dal Giappone e anche dall’America. "Abbiamo grosse aspettative – dice Enrico Reali di Manifattura tessile toscana – Presentiamo una collezione con più fantasia dopo anni di uniti". La ricerca resta alla base anche del servizio offerto ai clienti, come dice Andrea Cavicchi di Archè: "Facciamo tessuti donna con fibre naturali e in tinto filo con ricerca e personalizzazione per grandi gruppi italiani e stranieri. Criticità? Il costo dell’energia per cui siamo fuori mercato rispetto a concorrenti anche europei e la necessità di infrastrutture a livello regionale. La strada per il futuro? La sostenibilità e la tracciabilità. Faccio parte del gruppo tecnico Europa insieme a Confindustria a Bruxelles: si sta lavorando all’ideazione di pacchetti di semplificazione per le norme su sostenibilità e tracciabilità. La sfida per Prato? Dare vita ad aggregazioni tra imprese e valorizzare realtà come Next technology Tecnotessile per sviluppare la ricerca nell’ambito dei tessuti tecnici". Si sente parlare molto in inglese tra gli stand: "Si ci sono diversi clienti americani – conferma Simone Bellucci di Mario Bellucci – Sui dazi non abbiamo certezze. Semmai adesso quello che preoccupa i clienti è il problema del cambio".
Mille sfumatore di sostenibilità agli stand pratesi. Allo stand del Gruppo Bisentino ci si imbatte in "Elementary!" con Orsola De Castro, quando la sciarpa diventa abito cimentandosi in una pratica antica quale quella del riuso. Sotto la guida sapiente di Orsola de Castro, Designer esperta di progetti di upcycling, tutti potranno cucire ed assemblare sul momento capi zero-waste realizzati a partire da sciarpe deadstock di Manifattura Big, azienda produttrice di accessori per la moda, 100% made in Italy, parte del Gruppo Bisentino. Alla Nova Fides spiccano i tessuti realizzati con la pecora moretta, ovvero con i colori naturali che non richiedono tinture chimiche. "Ci stiamo allargando anche all’impiego di altri materiali sia vegetali che a polveri di rocce senza usare sostanze chimiche", chiosa Paolo Calabresi che ricorda l’impegno dell’azienda nella formazione del personale grazie alla scuola di tessitura interna con corsi quasi continuativi per chi vuole imparare il mestiere tessile.
Ancora riciclo sempre più creativo alla Fortex che nell’ambito del progetto Wetex riesce a rendere vita a quegli scarti che altrimenti sarebbero considerati rifiuti. Basti pensare che dagli scarti dei camici dei medici chirurghi si possono creare formelle per piani cucina o dalla peluria si fanno grucce o ancora da biancheria si realizzano scatole per scarpe. "Bisogna trovare il coraggio di reinventarsi in un mercato che è dimezzato", commenta Roberto Rosati.