Esposta per anni all’amianto, morta per mesotelioma: alla figlia 130mila euro

Luigia Cheli morì tra atroci sofferenze. Aveva lavorato, esposta all’amianto, nelle centrali di Larderello e Serrazzano. L’azienda si riserva di presentare appello

Luigia Cheli
Luigia Cheli

Pisa, 24 gennaio 2024 – Luigia Cheli doveva lavare le tute degli operai in servizio alle centrali Enel di Serrazzano e Larderello (Pisa), e svolgere altre mansioni come pulire le turbine, i trasformatori (di vapore in energia), la sala macchine, mansioni che avvenivano quando i macchinari erano aperti a stretto contatto con le polveri di amianto, presenti anche nei magazzini generali e nella mensa aziendale, essendo i forni coibentati con il pericoloso minerale. Aveva anche il compito di imballare e rammendare le balle e i contenitori di borace.

Luigia Cheli viveva a Monteverdi Marittimo, sulle splendide colline che dall’ultimo lembo della provincia di Pisa guardano il mare della costa livornese; aveva lavorato per Enel per circa 14 anni, dal 1969 al 1983; gli ultimi nove come dattilografa e segretaria. Poi la pensione, ma nel gennaio 2017, a 26 anni dal ritiro dal lavoro, la terribile diagnosi infausta che ha colpito ben più di un lavoratore: mesotelioma pleurico epiteliomorfo. Una malattia devastante che dopo mesi di agonia nel settembre dello stesso anno la portò alla morte.  

Alla fine la vicenda è approdata in tribunale a Roma e il giudice ha condannato Enel per la morte da mesotelioma per l’esposizione ad amianto durante la sua attività lavorativa dell’ex dipendente. L’azienda dovrà pagare 130mila euro all’erede e figlia della vittima, Daniela Barsotti, assistita dal presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto avvocato Ezio Bonanni.

A confermare il nesso tra esposizione ripetuta nel tempo al patogeno e l’insorgenza del mesotelioma, anche la perizia del consulente tecnico; dall’istruttoria è emerso che l’amianto era presente in diversi comparti sia nella centrale geotermoelettrica di Larderello, la prima al mondo ad aver sfruttato l’energia geotermica nella produzione di elettricità, che in quella di Serrazzano, e che la Cheli fu esposta alla fibra e tenuta all’oscuro della lesività delle fibre e della loro capacità di provocare il cancro

Sul fatto interviene anche Enel: “In merito alla decisione del Tribunale di Roma sul giudizio risarcitorio promosso dall’erede di una lavoratrice che ha svolto l’attività alle dipendenze di Enel presso il campo geotermico di Larderello, precisiamo che Enel ha sempre adottato le misure di protezione e di salvaguardia inerenti la tutela delle condizioni di lavoro nel rispetto della normativa nel tempo vigente. Enel si riserva comunque ogni più approfondita valutazione a valle del deposito delle motivazioni della sentenza, anche ai fini di un possibile appello”.