
Accoglienza e ristorazione al centro dell’analisi (foto di repertorio)
"In completo ’nero’ riscontriamo ancora dei casi per figure come gli aiuti bagnino in spiaggia: c’è un calo per le irregolarità totali. Ma c’è tanto ’grigio’ nella nostra provincia, in relazione ai lavori che caratterizzano i mesi estivi, quelli della ’stagione’". A dirlo è Luca Marcuccetti, dell’ufficio legale Cgil. "L’esempio tipo è quello del contratto part-time a 15-20 ore settimanali che poi, nella realtà, è un full time che di ore ne ’prevede’ 48, se va bene. Si riscontra molto spesso nel settore delle cucine di ristoranti e stabilimenti balneari – spiega – Le figure più a rischio? Prevalentemente quelle che ruotano intorno a ristorazione e accoglienza, ad esempio i camerieri ai piani negli alberghi: tutti gli ambiti che in estate vedono un’impennata di attività. Con le gestioni che vengono sempre più subappaltate: una volta l’albergo aveva i suoi dipendenti, ora magari ne ha due e affida la gestione della cucina, quella delle pulizie ai piani, ci sono cooperative per il facchinaggio, la sicurezza. E in questa ’moltiplicazione’ spesso si perdono pezzi di tutele e di diritti nel nome del risparmio". I giovani subiscono molto la situazione. "C’è chi è alla prima esperienza lavorativa ma va ancora alle superiori, c’è chi frequenta l’università e non vuole gravare sulle famiglie e poi ci sono componenti di nuclei che in estate cercano di aumentare le entrate – prosegue Marcuccetti – Anche nel commercio ci sono spesso livelli di inquadramento sbagliati, apprendistati che in realtà non lo sono. Un ’disegno’ che riguarda tutta la provincia, compresa la Lunigiana, ma che soprattutto colpisce la costa. Casi limite? C’è stata una multi-dimissione, 5 dipendenti uno di seguito all’altro per giusta causa a metà stagione: a luglio ancora non avevano preso uno stipendio. E un paio di anni fa in un campeggio intervenne l’ispettorato del lavoro: facevano firmare oltre al contratto un accordo a latere dove si prevedeva di lavorare tutti i giorni 10-12 ore, rinunciando al giorno di riposo con il pagamento in busta della 13° e 14°, tutto compreso, a 1200 euro mensili. Ma siamo arrivati in tempo. Ogni anno, per quanto ci riguarda come ufficio vertenze Cgil, si rivolgono a noi in media un centinaio di persone. Ma anche la Filcams intercetta segnalazioni, così come l’ispettorato del lavoro e le altre sigle sindacali, c’è poi chi va da avvocati, consulenti e commercialisti. I giovani? Li demonizziamo e diciamo che stanno sempre al telefono invece si informano e chiedono che vengano rispettati i loro diritti. Ci stanno dando una lezione".
"Quella tra lavoro povero e turismo è una correlazione sempre più frequente anche in provincia – tuona Nicola Del Vecchio, segretario generale Cgil Massa Carrara – La commistione di lavoro nero e grigio continua a attestarsi al 70%, i salari sono ancora al di sotto degli standard contrattuali, c’è un incremento di rapporti di lavoro stagionali non contrattualizzati, contratti con voucher e contratti a chiamata, con conseguente impennata di flessibilità, richiesta di rinuncia al giorno di riposo, cattiva conciliazione dei tempi di vita-lavoro e precarietà. Come confermato da Irpet Toscana la filiera del turismo in Toscana è contraddistinta da un’incidenza di lavoro povero di circa il 40%, ben 22 punti sopra la media del complesso dell’economia: un lavoro che su base annua genera un reddito inferiore a 8mila euro. Povertà reddituale prevalentemente riferita alla fascia sotto i 34 anni. Serve un cambio culturale enorme per invertire la tendenza e azioni politiche mirate a valorizzare l’offerta turistica puntando sulla qualità e sul rispetto delle normative, oltre alle sanzioni per le tante irregolarità endemiche del settore".
Irene Carlotta Cicora