ALFREDO MARCHETTI
Cronaca

Protesta alla Don Gnocchi: "Il rinnovo contrattuale è fermo da tredici anni"

La lettera di un gruppo di dipendenti ai maggiori rappresentanti politici "Divario retributivo di 300 euro con il pubblico". Pieno sostegno della Cisl.

Un gruppo di lavoratori della Fondazione Don Gnocchi esprime forte preoccupazione per il rinnovo contrattuale ormai fermo da 13 anni e chiede aiuto alla politica locale e nazionale

Un gruppo di lavoratori della Fondazione Don Gnocchi esprime forte preoccupazione per il rinnovo contrattuale ormai fermo da 13 anni e chiede aiuto alla politica locale e nazionale

"Il rinnovo contrattuale è fermo da 13 anni". Lo scrivono in una lettera, diffusa con il sostegno della Cisl, inviata agli onorevoli Riccardo Ricciardi e Alessandro Amorese, al governatore Eugenio Giani, al consigliere regionale Giacomo Bugliani e al presidente della Provincia Gianni Lorenzetti, i dipendenti del centro “Santa Maria alla Pineta “ della Fondazione Don Gnocchi, dopo un’assemblea richiesta da un gruppo di lavoratori alle rappresentanze sindacali aziendali di Cgil, Cisl e Uil. "La richiesta è stata accolta solo dalla Cisl Fp. Alla presenza dei delegati Rsa del centro e del rispettivo segretario generale Enzo Mastorci, i lavoratori hanno espresso la loro forte preoccupazione circa alcune tematiche riguardanti il rinnovo contrattuale (ormai in ritardo di ben 13 anni per amministrativi e personale avente Ccnl Aris Rsa e Cdr e di 7 anni per il personale avente Ccnl Aris Aiop Sanità)".

"La Fondazione Don Gnocchi – proseguono –, in tutta Italia, conta oltre 4000 dipendenti, di questi circa 150 lavorano nel centro di Marina di Massa. Il centro rappresenta un importante punto di riferimento per la riabilitazione di pazienti. In questi anni i lavoratori hanno subito la disdetta del contratto collettivo nazionale a favore di un nuovo contratto , al ribasso , che li ha pesantemente penalizzati. A nulla sono valsi i sacrifici che gli stessi lavoratori hanno sostenuto , prestando , con un accordo nazionale nel 2013, orario aggiuntivo non retribuito e rinunciando a due giornate di ferie annue per il “salvataggio” della Fondazione e per il rilancio del centro".

"E’ stato dunque perso – proseguono – in questi 13 anni un potere d’acquisto oneroso; il mancato adeguamento salariale e normativo non è solo un diritto ma anche un riconoscimento doveroso alle professionalità e al ruolo svolto da tutte le figure professionali in campo. Proprio con i colleghi del sistema pubblico si è creato negli anni un divario retributivo non giustificabile, che supera i 300 euro sul netto in busta paga, a parità di inquadramento e anzianità di servizio. È evidente oramai a tutti che il problema nasca proprio dalla mancanza di regole chiare e vincolanti, e che queste siano necessarie e non più procrastinabili, per garantire salari adeguati e dignitosi a tutti quei lavoratori che comunque in questi anni, nonostante una situazione insostenibile e alquanto frustrante hanno continuato e continuano tuttora a svolgere il proprio lavoro con forte senso di responsabilità. È giunto il momento che anche Fondazione Don Gnocchi, al pari di Aris e Aiop, si assuma la responsabilità morale di mettere fine a questa situazione".