
Un sopralluogo avvenuto all’inizio di settembre 2023 al Fosso della Costa, il canale che sfocia sulla spiaggia della Venere Azzurra
La Spezia, 29 agosto 2025 – La vetustà e la scarsa manutenzione delle condotte furono la causa degli sversamenti fognari che, dai canali, raggiunsero le spiagge di Lerici, causando decine di casi di gastroenterite da rotavirus. La dinamica di quella che fu l’estate nera del turismo lericino è tutta nelle pagine con cui la Procura della Spezia, nei giorni scorsi, ha chiuso le indagini preliminari sulla nota vicenda, indagando due dirigenti di Acam Acque per inquinamento ambientale colposo in concorso.
L’inchiesta del sostituto procuratore Elisa Loris, realizzata sul campo dai finanzieri della Sezione operativa navale della Spezia, è arrivata a un punto di svolta. La vicenda prese le mosse alla fine dell’agosto di due anni fa, quando numerosi accessi di persone al pronto soccorso degli ospedali spezzini per gastroenterite da rotavirus – molte delle quali avevano riferito di aver frequentato le spiagge della Venere Azzurra e di San Terenzo – spinsero il sindaco Leonardo Paoletti, su richiesta della stessa Asl5, a chiudere l’accesso al litorale. Pochi giorni dopo arrivarono anche gli ispettori dell’Istituto Superiore di Sanità: i campionamenti accertarono la presenza nelle acque del Fosso della Costa – il canale che dalla Vallata sfocia nel mare – e nelle sabbie, un’alta concentrazione di virus enterici.
Stessa sorte anche per i canali Portiolo e Lizzarella, contaminati da virus enterici quali rotavirus, norovirus ed enterovirus. Secondo la Procura, tale presenza di virus avrebbe cagionato, a livello epidemiologico, un focolaio epidemico: agli atti, tra il 21 agosto e il 13 settembre del 2023, venticinque accessi agli ospedali per gastroenteriti da rotavirus, venti persone avevano frequentato i lidi del comune di Lerici. Una situazione, quella legata alla contaminazione delle acque dei canali e delle sabbie, che secondo gli inquirenti si sarebbe protratta per lungo tempo, fino a che il gestore del servizio idrico, incalzato dal Comune di Lerici, non diede il via a un piano di manutenzioni e sostituzione delle vecchie condotte fognarie per cercare di azzerare i rischi connessi con lo sversamento di liquami.
Un piano che sembra aver dato i suoi frutti, dato che nell’estate scorsa così come in questa ormai ai titoli di coda, per il litorale lericino non sono stati più emessi divieti di balneazione; anche il tavolo di emergenza voluto fortemente dal Comune per monitorare le criticità emerse, è stato definitivamente chiuso ormai diversi mesi fa. L’approfondito lavoro di indagine svolto dalla magistratura e dai finanzieri della sezione operativa navale ha permesso di documentare e accertare numerosi episodi legati allo sversamento di reflui fognari nei canali lericini. Per esempio, nel Fosso della Costa alla Venere Azzurra, già il 6 e l’11 agosto 2023 sarebbero state rilevate ingenti quantità di reflui nelle acque. Solo il 2 settembre, grazie a una video ispezione approfondita, sarebbe stata individuata una importante rottura sulla condotta fognaria principale. Situazione, quella legata alla rottura delle condotte, che si sarebbe ripetuta in due occasioni anche nell’ottobre e nel novembre seguenti, con liquami che sgorgavano da tubazioni fognarie ammalorate. Vicende analoghe si sarebbero verificate anche al Lizzarella e al Portiolo. Sul primo, agli atti, uno sversamento nell’aprile 2023, e poi ancora nel settembre e nell’ottobre dello stesso anno, con la scoperta in quei mesi di condotte rotte, ammalorate, con conseguenti fuoriuscite e percolamenti di reflui nei canali. Secondo la Procura, anche gli ultimi sopralluoghi dell’agosto 2024 avrebbero fatto emergere un quadro fatto di ammaloramenti e trafilamenti nella rete nera.
Sette invece gli episodi documentati al canale Portiolo, molti dei quali legati a sversamenti e travasi di fognatura. La Procura spezzina contesta ai due dirigenti di Acam Acque la mancata manutenzione della vetusta rete fognaria – per lo più realizzata in fibrocemento e gres – il mancato intervento tempestivo e risolutivo nei punti della rete che di volta in volta erano interessati da rotture e sversamenti, la mancata ispezione dei canali, ma anche la mancata attivazione nei confronti dell’Ato Idrico, al fine di inserire nel piano degli investimenti le opere necessarie, nonostante il Comune segnalasse da tempo le problematiche al gestore.