
Sotto, le nostre pagine del novembre del 2018 con la notizia della scoperta delle foto rubate. L’inchiesta è stato poi condotta dalla polizia postale (foto sopra)
di Stefano Brogioni
FIRENZE
Già nel 2018 il forum "Phica", che a quell’epoca aveva il dominio ".net" finì al centro di un’indagine della procura di Firenze. Ma da allora, nonostante l’attività della polizia postale e l’individuazione dei tre utenti che avevano rastrellato sui social e poi dato in pasto ai commenti degli altri utenti foto di ignare ragazze, il sito ha continuato indisturbato a vivere.
Aumentando negli anni il suo bacino d’utenza e incrementando a dismisura il suo archivio. E moltiplicando quelle violenze che molte donne - e tante altre fiorentine, più o meno in vista - hanno scoperto oggi.
Già perché "Phica" è riuscito ad andare avanti per anni paradossalmente proprio grazie alla sua crescita esponenziale, parallela e connessa all’esplosione sempre più massiccia dei social network e quindi della "materia prima" facilmente reperibile e sempre più circolante, che, una volta pubblicata, sfugge da qualsiasi controllo della proprietaria.
Nel novembre del 2018, un servizio de ’Le Iene’ accese i riflettori sul fenomeno delle foto social rubate e caricate su queste pagine di “discussione“, a loro volta suddivise in sotto cartelle.
Lì dentro, spuntò la sezione "Ragazze di Firenze e dintorni". E molte donne, anche giovanissime, scoprirono all’improvviso di essere state catapultate in questo universo: immagini normalissime, di una serata in discoteca o di un pomeriggio al mare, ma completamente stravolte dal contesto originario e declinate in chiave sessuale e sessista.
Il commissario della polizia postale Roberto Varallo ed i suoi colleghi raccolsero 176 denunce e individuarono gli indirizzi ’Ip’ - ovvero il numero di targa di chi naviga in rete - di chi aveva postato le immagini sul forum. Si trinceravano dietro i nick name ’Munari’, ’Colokoet’ e ’Jaiden73’. Erano “amici“ o “follower“ su Facebook ed Instagram delle ragazze in questione, anche senza conoscerle personalmente, e in questo modo aveva saccheggiato i profili delle ragazze.
I proprietari di "Phica" rimasero estranei alle indagini, anzi, collaborarono con l’autorità giudiziaria fornendo i dati in loro possesso e procedendo alle rimozioni delle foto oggetto di denuncia.
"Venne contestato l’articolo 167 del codice della privacy ma solo ai tre individuati come i responsabili dei caricamenti sul sito - ricorda Varallo, investigatore specializzato nei reati della rete, da poco in pensione -. La legge non prevede alcuna responsabilità del sito. Anzi, non sono neanche tenuti a controllare i contenuti".
Una legge che forse, oggi, alla luce degli scandali di questa estate (prima la pagina ’Mia moglie’ contenenti scatti rubati di uomini alle proprie consorti o compagne, poi l’archivio sessista di "Phica") potrebbe cambiare. Intanto, sono sempre di più i casi di donne che hanno scoperto di essere state loro malgrado protagoniste delle discussioni sul sito. In procura a Firenze non c’è ancora un fascicolo - anche perché è da valutare la competenza territoriale - ma ci sono già state diverse denunce. Si prospettano addirittura class action a livello nazionale, come anticipato dagli avvocati Annamaria Bernardini de Pace e il collega penalista David Leggi.
Sul fronte penale, ad esempio, come ha precisato Bernardini de Pace, si potrebbe arrivare a contestare il "revenge porn", ossia il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, ma anche eventuali ipotesi di "stalking, violenza o molestia". A cui si potrebbero aggiungere ovviamente pure profili di violazione della privacy, oltre che diffamatori e di istigazione a delinquere, in relazione ai commenti beceri che apparivano nel forum sessista. "Voglio vedere poi - ha concluso Bernardini de Pace - se ci sarà pure la possibilità di intervenire rivolgendosi al Garante per la Privacy".
Intanto, dopo lo stop a ’Mia moglie, anche ’Phica’ ha deciso di chiudere.