
James Madio al museo della Gotica Toscana di Ponzalla (Scarperia)
E’ uno degli attori più conosciuti di Hollywood, con parti importanti in film come “Hook – Capitan Uncino“ con Robin Williams, Julia Roberts e Dustin Hoffman, o “Hero“ sempre con Dustin Hoffman, Geena Davis, Andy Garcia, e serie (Doogie Howser, Law & Order, Csi, Cold Case, Blue Bloods). Eppure James Madio rimarrà per tutti il sergente Frank Perconte, un soldato della seconda guerra mondiale, da lui intepretato nella serie iconica “Band of Brothers“, prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks. Lo abbiamo incontrato a Scarperia (Firenze) dove è intervenuto alla manifestazione ‘Un tuffo nella storia’ organizzata dall’associazione Gotica Toscana.
Lei è qui non solo come attore, ma come ambasciatore di memoria. Come ci si sente? "Band of Brothers ha avuto un profondo impatto nella mia vita. Da allora non ho mai smesso di imparare gli episodi legati alla storia militare. Essere qui, in particolare, su uno dei campi di battaglia più caldi del fronte italiano durante la seconda guerra mondiale, mi ha permesso di acquisire nuove informazioni, di conoscere tanti appassionati, di visitare il museo di Ponzalla. Mi sono emozionato a vedere tutti questi reperti, a pensare che sono qui a disposizione dei giovani che possono in questo modo imparare dalla storia".
La serie di Spielberg e Hanks, l’ha portata a voler approfondire questo periodo storico, e a diventare anche un sostenitore delle cause dei veterani. "Sono loro le vere superstar. Purtroppo sono sempre di meno. Io ho solo umilmente rappresentato Frank Perconte nella serie. Ho riflettuto molto sul fatto che non dovevo interpretare un supereroe, ma un eroe vero, in carne e ossa. Prima di allora non avevo mai avuto grandi esperienze nel mondo militare, né conoscenze della storia. Venivo dal Bronx, la mia giungla era di cemento. Ho avuto dalla produzione un libro su Perconte, c’erano i suoi contatti. Ho mandato una lettera. E lui mi ha risposto telefonandomi. Siamo entrati in contatto. Grazie ai suoi racconti ho potuto sapere come era davvero, ho plasmato me stesso nel suo personaggio".
Band of Brothers ha avuto un successo mondiale. Ancora oggi dopo 25 anni se ne continua a parlare. Come mai? "Perché è una storia vera. Perché parlano le persone che l’hanno fatta davvero. E perché la serie è così accurata da far passare esattamente le emozioni e la consapevolezza in chi guarda che si tratta di storia, non di fiction".
Qual è stata la sua prima tappa a Firenze? "Ero già venuto in città per girare un film nei primi anni 2000. Un altro viaggio con mia moglie al festival del cinema di Venezia. Ma ieri appena arrivato ho voluto fermarmi al cimitero militare americano. E’ stata un’esperienza intensa: vedere uomini e donne sepolti lì, ti fa capire perché siamo qui. Perché tutti onoriamo e ricordiamo questi militari che hanno dato la vita perché fossimo liberi. Non dobbiamo dimenticarlo".
Fabrizio Morviducci