OLGA MUGNAINI
Cronaca

Reading di Amara per Mario Luzi: "Oggi si tende a banalizzare tutto"

La cantante sarà al Gabinetto Viesseux il 3 settembre. L’omaggio al poeta nasce dallo studio del suo archivio

Amara sarà al Gabinetto Viesseux a Firenze il 3 settembre alle 21

Amara sarà al Gabinetto Viesseux a Firenze il 3 settembre alle 21

All’interno dell’Archivio Bonsanti del Gabinetto Vieusseux di Firenze, ha aperto il fondo di Mario Luzi. Ha letto e ascoltato i versi del poeta, ma anche i silenzi, quelle sospensioni fra le parole che a volte parlano più dei suoni. E’ nato così il reading che Erika Mineo, in arte Amara, presenterà mercoledì prossimo alle 21 nel cortile di Palazzo Strozzi (ingresso libero), nell’ambito della rassegna “La musica dei poeti. I poeti della musica“. Giovedì 4 seguirà Cristiano Godano con una serata di parole e musica dal vivo dedicata a Carlo Emilio Gadda; e venerdì 5 Cristina Donà e Saverio Lanza, col concerto reading dal titolo “Ogni volo trafitto” insieme a Menura Vocal Ensemble, per un omaggio alla poetessa e traduttrice fiorentina Margherita Guidacci.

Autrice, cantautrice e scrittrice, Amara ha vinto numerosi premi, tra cui quello per la canzone interpretata da Fiorella Mannoia “Che sia benedetta”, e “Quando sarai piccola”, presentata a Sanremo da Simone Cristicchi, di cui è coautrice.

Amara, com’è stato il suo “incontro“ con Mario Luzi? "Meraviglioso. Oltre ai suoi testi poetici sono andata a cercarmi le sue chiacchierate e le interviste rilasciate nel tempo. E’ lì che ho trovato parole stupende".

Ad esempio? "Lui dice: “Il rischio che l’umanità corre è di perdere con il linguaggio, che è il suo connotato principe, anche l’humanitas“. E poi continua: “Oggi si tende a banalizzare tutto, a far diventare la parola cifra, segno. Non si capisce più nemmeno di cosa si parla. Siamo al gergo specifico“. E questa è la sintesi più bella: “Quando all’uomo si toglie la chiarezza del linguaggio, la corrispondenza tra oggetto e parola, tra idea e parola, si compie una violenza contro l’umanità“. Ecco, questo rappresenta il mio modo di fare comunicazione attraverso le canzoni. Io mi sento come lui, che si esprime anche con i silenzi, come faccio io".

Tutto ciò come lo tradurrà nel suo incontro al Vieusseux? "Non può mancare un riferimento al coraggio, all’umano. Ci sarà chiaramente “Che sia benedetta“ per la sua devozione alla vita. Un’altra canzone che si intitola “Grazie“ legato al senso della gratitudine. E poi ci saranno brani dedicati al cantautorato, perché Luzi ha avuto una relazione con Fabrizio De André, anche se credo che non si siano mai incontrati. Farò inoltre una canzone di Giorgio Gaber, che credo essere stato il più coraggioso dei nostri cantautori: si chiama “Verso il terzo millennio“, e ho scoperto esserci una poesia di Luzi che si chiama più o meno così. Questo è il viaggio che voglio fare, aggiungendo i miei pensieri sulla musica".

I “grandi“ in qualche modo finiscono per prendersi per mano in qualche punto. "Sì, e questa è una cosa stupenda. Trovi chiavi che sono nel pensiero dell’uno e dell’altro, senza magari saperlo. E allora vuol dire che il tempo che viviamo, nelle menti accese, risvegliate ha una presa, anche se non si conoscono, non si consultano. Sono anime affini, che trattano tutte lo stesso argomento".

Come è possibile? "L’arte è l’unico spazio che può trasformare il dolore in poesia. E un’anima aperta e connessa purtroppo spesso è sottoposta al dolore comune, collettivo. Secondo, l’arte è uno spazio libero. Nessuno può fermare gli artisti, ecco perché spaventano. Ecco perché ci vogliono lobotomizzare, addormentati, condizionati. Ma chi incarna questo codice ha un dovere: mantenere un’autenticità libera, un punto di vista, collettivo e coraggioso".

Com’è lavorare con Simone Cristicchi, che è anche il suo compagno nella vita? "Una cosa meravigliosa. Uno riconosce nell’altro l’intero. Abbiamo la stessa visione della vita. E riusciamo a stare nello stesso respiro senza rubarci l’aria".