STEFANO BROGIONI
Cronaca

Un’altra vittima a Sollicciano, muore a 57 anni nella cella rovente. “Non aveva neanche un ventilatore”

L’uomo, austriaco, aveva anche problemi psichiatrici. Trovato nella doccia, nessun segno sul corpo. La denuncia dell’ex cappellano, Don Russo: “Era fragile ed incompatibile con la detenzione”

Il carcere di Sollicciano, da anni al centro del dibattito per le sue condizioni strutturali e igieniche

Il carcere di Sollicciano, da anni al centro del dibattito per le sue condizioni strutturali e igieniche

Firenze, 5 luglio 2025 – Potrebbe essere stato il caldo soffocante che attanaglia le celle, ma anche se non fosse questa la causa - lo stabilirà l’autopsia disposta dal magistrato di turno Lucia D’Alessandro - l’annoso problema resta: l’inferno Sollicciano ha fatto un’altra vittima.

Il decesso è avvenuto ieri mattina, la vittima è un detenuto austriaco di 57 anni che era entrato da pochi giorni. Soggetto problematico - come aveva anche dimostrato dando in escandescenze nell’udienza di convalida del provvedimento, la settimana scorsa -, tanto che probabilmente non era il penitenziario la struttura più idonea ad accoglierlo. Era stato collocato nel reparto transito, da solo, come viene fatto in questi casi per colmare le lacune di un sistema inefficiente. Eric Michael Rasbornig è stato trovato privo di vita nella doccia. Inutili tentativi di rianimarlo. Nessun segno sul corpo, dice un primo referto medico inviato al suo difensore, l’avvocato Valentina Tinti, che nell’udienza dell’altro giorno non era stata risparmiata dalla furia del soggetto. L’austriaco era stato arrestato dalla polizia dopo essere stato sorpreso mezzo nudo dentro un negozio della galleria commerciale della stazione. Ci aveva probabilmente passato la notte dentro e quando le commesse lo hanno scoperto, lui le aveva minacciate impugnando delle forbici.

“Ancora un altro morto a Sollicciano - denuncia don Vincenzo Russo, già cappellano del penitenziario -. Non è il primo, è l’ennesimo di molti altri. La vittima, deceduta per un attacco al cuore, era un detenuto con fragilità fisiche note eppure, come gli altri, costretto a rimanere chiuso nella sua cella con una temperatura rovente, come quella che caratterizza Sollicciano in questi giorni estivi di calura eccezionale. Nemmeno un ventilatore era a sua disposizione per rendere meno dura la sopravvivenza. A nulla sono serviti l’ossigeno e l’intervento di tre medici. Troppo tardi: la morte per lui è sopraggiunta in una situazione infernale, di soffocamento, assolutamente non idonea per nessuno, a maggior ragione per chi presenta un quadro di compromissione fisica o psicologica”.

“Ancora una volta - prosegue Don Russo - le coscienze di tutti sono interpellate, perché non si attivano percorsi di cura adeguati, perché si costringono alla insostenibile vita della cella persone che presentano fragilità assolutamente incompatibili con tale situazione. Perché l’Amministrazione penitenziaria così come le Aziende Sanitarie non intervengono, non attuano quanto dovrebbero e si attende sempre, inesorabile, la drammatica conseguenza? Chi garantisce allora il diritto alla salute e alla cura delle persone recluse? Alla base di questa tragica morte non si può invocare la causa naturale e così tranquillizzare la coscienza. Vi è responsabilità, grande responsabilità”.