LUCA SCARLINI
Cronaca

Luisa Spagnoli, dal pollaio alla moda. E quel "bacio"... Altro che "cazzotto"

La storia dell’imprenditrice visionaria perfetta che da Perugia è partita alla conquista del mondo

La storia dell’imprenditrice visionaria perfetta che da Perugia è partita alla conquista del mondo

La storia dell’imprenditrice visionaria perfetta che da Perugia è partita alla conquista del mondo

Luca Scarlini

Un raro filmato del 1927 la raffigura mentre dà da mangiare ai polli, in quello che era il maggior pollaio della provincia di Perugia. Luisa Spagnoli ha il profilo dell’imprenditrice perfetta, quella che sa esplorare filoni diversi e inventare oggetti destinati a fare storia. Celeberrimo è il "bacio", ancora oggi in commercio, che sostituì, per sua invenzione, quello che sgraziatamente avrebbe dovuto chiamarsi "cazzotto", per rendere giustizia alla nocciola che spuntava dalla massa di cioccolato.

Con l’aiuto di artisti-designer di genio, Emma Bonazzi, detta Tigiù e Federico Seneca, venne messa a punto una strategia coordinata mai vista prima e destinata a suscitare clamorosi effetti di vendite, che evocava anche un riferimento al celeberrimo Bacio di Francesco Hayez.

Negli anni seguenti, mentre prendeva decisioni innovative nella gestione dei suoi stabilimenti, gestiti in collaborazione con il compagno Giovanni Buitoni (che fu anche podestà di Perugia), decise di passare alla moda. La folgorazione giunse quando aveva quasi cinquant’anni nel corso di un viaggio in Francia con il suo nuovo amore, con cui viveva clandestinamente, in un’epoca in cui il divorzio era impensabile.

La visita di un allevamento presso Parigi, la vide accendersi di passione per i conigli d’angora, il cui pelo produceva un filato di strepitosa morbidezza. Rimase però sconvolta dal modo rude e violento con cui le persone della fattoria tosavano gli animali, ferendoli.

Alle proteste della signora seguì una risposta tagliente: non è possibile fare altrimenti. Invece condividendo come sempre con l’ambiente familiare e con i collaboratori più fidati venne trovata la soluzione dal figlio Mario per un pettine dalle punte stondate e per un timbro che permetteva di marchiare gli animali senza fare loro male, che accontentava la severa Luisa e gli animali, fatti arrivare dalla Francia, che si erano riprodotti all’ennesima potenza.

Cercò prima figure di tessitrici nella sua tenuta-modello alle porte di Perugia, ma quelle arti antiche si erano perdute. Trovò invece donne abili a questa impresa nella fabbrica e le impiegò in una tecnica di tessitura molto raffinata, che veniva praticata a mano su telai antichi.

Il risultato fu sorprendente: a breve si aprì anche una boutique a Firenze, che vendeva capi candidi e sofficissimi, realizzati con filo d’angora misto a lana di pecora.

Nel 1932 il governo mandò una visita allo stabilimento e quest produsse una intervista alla signora sul “Giornale d’Italia”, in cui proponeva la filatura alle donne italiane, come attività da potersi fare in casa e alla portata di tutti, con un piccolo investimento iniziale. A quanto pare fu lei stessa a realizzare i modelli di boleri, scialli e giacche, che entrarono in numerosi negozi italiani, trovando a Firenze una presenza continuava (qui Gabriele ’Annunzio ordinava i suoi panciotti).

L’invenzione che suscitò più successo a quanto pare era nata da un furto: un’operaia di nome Santina aveva confessato di avere rubato un po’ del prezioso filato per fare cuffietta e calzini al suo bambino. Quel caso aveva suscitato una nuova produzione che metteva insieme le diverse attività dell’impresa. Luisa Spagnoli ebbe l’idea fortunata di inserire capi per neonati dentro le uova di Pasqua in cui entravano perfettamente.

Il suo percorso nel mondo degli abiti fu quindi quello di una fedeltà grande al mondo dell’artigianato, declinato secondo le moderne strategie pubblicitarie, che puntavano, nella grande produzione americana, alla creazione di oggetti sempre più seducenti. I conigli d’angora diventarono ancora più seducenti per il mercato italiano al tempo dell’autarchia.