
Le famiglie degli alloggi in via Marche si appellano a Palazzo Vecchio "Che fine ha fatto il progetto milionario del riscaldamento a costo zero?". Casa Spa: "Siamo attivi sulla derattizzazione, mancano le segnalazioni".
di Gabriele Manfrin
Mentre Marcella indica il soffitto del salotto, fradicio e macchiato dalla muffa, i suoi occhi gridano. La casa curata in ogni minimo dettaglio: i fiori, i quadri appesi, i centrini ricamati e il profumo, fanno contrasto col caldo asfissiante, l’intonaco staccato dai muri, i bivacchi dei tossicodipendenti e con i fili elettrici scoperti sparsi per il condominio. È una delle tante residenti degli alloggi Erp di via Marche alle Piagge, dove l’incuria, la marginalità e il lasciato andare si scontrano con la voglia di riscatto di chi ci vive. Le chiamano le Navi, quei palazzi, che al momento della costruzione sembravano un mezzo per salpare verso il futuro. Ma basta entrare, per capire che per le 145 famiglie che lo abitano non è un vascello, ma un’ancora.
Una zavorra, che li tiene lontani dalle trasformazioni del quartiere e continua a farli sentire "cittadini di serie B". Già, perchè al civico 3 e al civico 7 i portoni sono stati scassati, "a calci" dicono i condomini, e non si chiudono. Così chiunque può entrare, occupare gli androni e farne ciò che vuole. "Vengono a drogarsi, troviamo i resti e lo sporco" lo dice a denti stretti Mirella Corcoglioniti, la ‘signora del quinto piano’ mentre ci mostra i bivacchi, incastrati nel maxi labirinto di cemento. Uno è a pochi metri dalla sua porta: "La paura c’è, troviamo siringhe e attrezzi – scuote la testa – sono anni che chiediamo più sicurezza". Con lei c’è Cinzia Nosi, alle Piagge dagli anni 80. Indica i fili scoperti nelle cantine, i cavi che escono dagli ascensori: "Se un bambino ci mette le mani, può succedere di tutto". Lo dice sventolandosi, per combattere il caldo che rende gli androni un forno di cemento: "il palazzo non è arieggiato bene, anche aprendo non c’ è ricambio – continua– Il cappotto isolante non serve: d’estate si muore di caldo, d’inverno si iberna". E infatti, a pranzo, nella Nave la temperatura è insostenibile. Più si sale, più la situazione peggiora: i gradi aumentano e l’aria diventa acquosa, "irrespirabile" dice senza sorridere Luigi Iadicicco, 70enne, da 40 nel quartiere. Che l’umidità sia un problema lo confermano le famiglie: "Quando piove si appanna tutto. I muri degli androni si inzuppano – spiega Patrizia Trebbi – la condensa fa allagare gli spazi". "Condizioni perfette per ratti e blatte" rilancia Cinzia, indicando una trappola. E l’umidità non solo appanna, ma entra nelle case, e assalta i muri.
L’ultra 70enne Marcella Bruni lo sa. Sta al civico 11, apre la porta e indica il soffitto. Sull’ingresso c’è una chiazza lunga un braccio, ingiallita, con l’intonaco che si stacca. Sotto c’è un quadro con le colline toscane che accentua il paradosso: se a pochi chilometri da qui ci sono bellezza e benessere, alle Piagge, invece, c’è un’anziana che vive tra le macchie e la paura: "Anche per la muffa che può crescere… non si sa mai" dice, mentre mostra l’alloggio, pulito e curato in ogni particolare. Casa spa replica dicendo di non aver ricevuto segnalazioni ufficiali, salvo quella per la disinfestazione – già in corso – e si dice disponibile a intervenire se ne arriveranno altre.
Comunque le intenzioni di migliorare le cose sembrano esserci, il condominio è al centro di una riqualificazione che dovrebbe portare una centrale solare, con riscaldamento a costo zero. La prima fase è finita ma la seconda, per la centrale termica condominiale e la centralizzazione, sembra arenata. "È rimasto tutto a metà, è pericoloso – protestano le famiglie – ci sono delle "cappe" che dal piano terra risalgono il palazzo. Oltre al rischio, lì dentro fanno i nidi gli uccelli". Sull’interruzione dei lavori tuona anche Matteo Chelli, consigliere comunale Fdi: "Dopo cinque anni dalla consegna del cantiere, anche per questa stagione termica, con evidenza, non sarà attivato l’impianto. Un progetto milionario annunciato in pompa magna da assessori e presidente di quartiere funestato da revisioni prezzi e problemi, che ancora oggi non ha un esito. Una vergogna". Dal lato Comune una determina dirigenziale del 6 agosto sta provando a sbloccare le cose, riducendo da 250 a 100mila euro la soglia dello stato dell’avanzamento dei lavori (Sal), per consentire pagamenti più rapidi alla ditta in difficoltà. Ma di operai, i residenti, non ne hanno visti. Insomma la periferia grida. E gli inquilini della ‘nave’ lanciano un appello alla sindaca: "Venga a vedere le condizioni, venga in via Marche".