REDAZIONE FIRENZE

La demolizione della cultura. Da teatro a polo residenziale. Ex Comunale, caso unico in Italia

Sulle fondamenta dell’edificio costruito nell’Ottocento sono nate 150 unità abitative per turisti. Ma cosa si è fatto altrove? Da Bari a Torino, da Milano a Venezia: ecco la lista dei ’salvataggi’. .

La demolizione dell’ex Comunale

La demolizione dell’ex Comunale

di Maurizio SessaFIRENZENon capita tutti i giorni che si demolisca un teatro. E nemmeno che, con cambio di destinazione d’uso, sulle sue macerie sorga un insediamento abitativo, peraltro a esclusivo uso turistico. E’ quello che è successo nell’area dell’ex Teatro Comunale. Una lunga e complessa vicenda, tornata alla ribalta della cronaca. E di polemiche la cui temperatura non accenna a calare. Del resto, Firenze si è sempre distinta come una comunità vivace, un “parlamento” in cui la discussione è il pane quotidiano del suo popolo. Lo spirito di una pólis, insomma. E un tempo, non a caso, la nostra città fu accompagnata dalla meritata fama di Atene d’Italia, a simboleggiare il suo eccezionale patrimonio artistico e paesaggistico. Nessun avveduto amministratore ateniese, tuttavia, si sarebbe permesso di abbattere il teatro di Dioniso che fece da scena alle tragedie di Eschilo, Sofocle e Euripide e alle commedie di Aristofane e Menandro.

Caduto in disuso, ci pensò la natura a ricoprirlo prima di essere riscoperto a fine Ottocento. Il “piccino” Teatro Comunale di Firenze è stato abbattuto per consentire la costruzione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino nell’area delle Cascine. E così sulle fondamenta dell’edificio costruito all’inizio dell’Unità d’Italia, che tante traversie superò è nato un polo residenziale turistico di lusso con 150 unità abitative. Il Nuovo che abbatte il Vecchio.

Converrà tuttavia chiedersi quali altre città italiane abbiano deciso di abbattere un teatro dall’onorata carriera. Poche. Un precedente famoso, a Roma, nel 1937: la demolizione del Teatro Augusteo, l’anfiteatro Correa attivo dal 1780, per ripristinare il Mausoleo di Augusto. Ma c’era un altro “clima” politico. Si ripercorra, dunque, in estrema sintesi, la storia di importanti teatri di tradizione del nostro Stivale che dopo aver subìto ingenti danni sono rimasti là dove vennero edificati. E risorti a nuova vita all’insegna del motto "com’era, dov’era". Il caso più famoso è quello del Teatro alla Scala a Milano. L’edificio progettato dall’architetto Giuseppe Piermarini, l’8 agosto 1943 e in maniera più devastante il 15 dello stesso mese, venne duramente bombardato. Tre anni dopo, l’11 maggio 1946, la Scala riaprì grazie alla magica bacchetta di Arturo Toscanini. A Torino, l’8 febbraio del 1936 per un incendio era andata distrutta la copertura del Teatro Regio. Si pose rimedio ricostruendo le parti danneggiate. A Venezia, il Teatro La Fenice, due volte danneggiato – l’ultima volta nel gennaio 1996 – e altrettante volte riedificato. A Bari il Teatro Petruzzelli venne avvolto dalle fiamme. Ristrutturato, dopo lunghi restauri e un’annosa vicenda giudiziaria è stato riaperto nel 2009.

Ecco quanto sì è fatto altrove. A Firenze, invece, si decise di smantellare il Teatro Comunale. Un caso unico, sicuramente. Esemplare non sapremmo dire. Tant’è. Il nuovo edificio nell’ex Teatro Comunale potrebbe forse apparire come una nera torre smerlata che si staglia a icona dell’Overturism onnipervadente? Perché no. Quando in passato c’era da intervenire in maniera massiccia e decisiva, Firenze andava giù con mano pesante. Nella medievale “Firenze delle torri”, le strategiche case a sviluppo verticale delle famiglie più abbienti venivano ridotte di dimensioni, per così dire “scapitozzate”, sia per rispettare le norme che limitavano l’altezza delle costruzioni, sia quando diventavano bottino di guerra nello scontro tra Guelfi e Ghibellini. La torre come forma di controllo dell’altro dall’alto. Con buona pace dello Skyline, allora, si alzi il sipario sul palcoscenico dell’avveniristico B&B “Firenze camera con vista”. Vista per pochi. E dall’alto, of course.