MARCO VICHI
Cronaca

Gli spaghetti si mangiano subito. A casa di Beppe non c’era nessuno

Burro e parmigiano Fiore sogna di cucinare il suo piatto preferito mentre è con Bobo. Poi l’arrivo ai palazzoni

Burro e parmigiano Fiore sogna di cucinare il suo piatto preferito mentre è con Bobo. Poi l’arrivo ai palazzoni

Burro e parmigiano Fiore sogna di cucinare il suo piatto preferito mentre è con Bobo. Poi l’arrivo ai palazzoni

Vichi

Ora ascoltatemi bene, tutti e tre” avrebbe detto Fiore, grattandosi un orecchio con la canna della pistola. Era un gesto che faceva sempre un certo effetto. Poi avrebbe dato a tutta la famiglia le istruzioni per fare gli spaghetti come diceva lui. Spiaccicare il burro, grattugiare il parmigiano, buttare la pasta, girarla di continuo, assaggiarla per trovare il momento giusto, prendere un bicchiere di acqua di cottura, scolare al dente, rovesciare nella zuppiera, mescolare, poi il parmigiano, l’acqua di cottura quanto basta e tutti contro la parete, mani sulla testa. La scodella fumante sul tavolo, la calibro 9 puntata contro Bobo e famiglia, la paura... Dettaglio sugli spaghetti. Una nevicata di pepe nero. Fumo che sale. La pasta è calda e ha un aspetto magnifico. Primo piano di Fiore.

Fiore ordina a Bobo di sedersi a tavola e di mangiare gli spaghetti. Piano americano sulla famiglia di Bobo, atterrita. Bobo si siede, tremante e sudato, fissando la canna della pistola, il buco nero da dove potrebbe uscire il proiettile. Poi si avvicina la scodella e prende in mano la forchetta. Dettaglio sulla forchetta di Bobo che gira nella scodella, affondata negli spaghetti. Primo piano di Fiore. Sguardo soddisfatto. Mezzo busto di Bobo. Bobo alza lentamente la forchetta, poi però si ferma. Si sente singhiozzare la figlia, e la mamma che cerca di rassicurarla. Fiore: "Che c’è? Non hai più fame?”"Bobo: "Non spari mica, vero?" Fiore: "Ma no, è solo un piatto di pasta". Bobo: "Senti..." Fiore: "Mangia". Il tono è perentorio. Bobo sussulta e si mette in bocca la matassa di spaghetti... in quel momento si sente uno sparo... urla disperate... e dietro la testa di Bobo parte uno schizzo rosso che investe moglie e figlia... urla disperate... l’occhio sinistro di Bobo diventa un buco vuoto... ancora urla disperate... un istante dopo dal buco cola un mezzo bicchiere di sangue. Bobo crolla all’indietro. Piano americano di moglie e figlia, terrorizzate e sconvolte. Urla e lamenti. Primo piano di Fiore, impassibile. Primo piano degli spaghetti, ancora fumanti ma un po’ rappresi.

Sottotesto: gli spaghetti burro e parmigiano vanno mangiati subito, ogni minuto peggiorano, fino a diventare immangiabili. Primo piano di Bobo con un occhio vuoto e l’altro spalancato. Ha la bocca aperta, piena di spaghetti. Continua il sottofondo di urla. Primo piano di Fiore. Occhi di ghiaccio.

Fiore: "Non te la prendere, Bobo. Era solo un piatto di spaghetti". Primo piano degli spaghetti. Titoli di coda. Oppure no, sarebbe andata in un altro modo. Lui avrebbe suonato il campanello e sarebbe venuta ad aprire la figlia... "Ehi..." sentì urlare Fiore, e si svegliò. Aveva urtato un tipo che camminava in fretta. Mormorò delle scuse e continuò a camminare.

Era arrivato al numero centocinque. Mancava poco al centoventitré. Continuò ad avanzare a passo lento lungo la muraglia di palazzi. Erano tutti diversi, ma anche tutti uguali. C’era poca gente in giro. Molte finestre erano illuminate, e si sentiva la voce dei televisori. Centoquindici... centodiciassette... centodiciannove... centoventuno... eccolo qua... centoventitré. Voltò in un passaggio stretto e poco illuminato che s’infilava fra due palazzi, e sbucò in un grande spiazzo asfaltato chiuso fra quattro palazzoni e pieno di macchine parcheggiate. Cercò il palazzo numero due. Lo trovò e si avvicinò alla porta. C’erano quattro file di campanelli, sopra un’unica placca di alluminio. Erano divisi per scala. A, B, C e D. Cercò nella fila D e si fermò sul sesto campanello dal basso. Scangiari Beppe. L’aveva trovato. Il figlio di puttana abitava proprio lì. Per un po’ fissò quel nome senza sapere cosa fare. Poi alla fine si decise e schiacciò il campanello con una smorfia di disprezzo. Purtroppo non aveva una calibro 9, e nemmeno una 22, ma poteva sempre sputargli in faccia, a quella brava persona di Bobo. Non aprì nessuno. Riprovò un paio di volte, ma nulla. Tornò nel piazzale e cercò un posto riparato dove mettersi a sedere. Aveva un buco nello stomaco, ma prima voleva togliersi quel dente. Mentre aspettava cercò di pensare a cosa fossero stati per lui quei famosi spaghetti burro e parmigiano, cucinati in carcere l’antivigilia di Natale del 1999. Non riusciva a trovare le parole, ma rivedeva come in un film quello che era successo... "Guarda guarda" aveva detto Bobo, il ventitré dicembre del 1999.

11-continua