MAURIZIO COSTANZO
Cronaca

9 luglio del 1737, il giorno della morte di Gian Gastone e della fine dei Medici

Ma chi era davvero l’ultimo Granduca di Toscana? Ecco il suo ritratto consegnatoci dalla storia

Gian Gastone

Gian Gastone

Firenze, 9 luglio 2025 - Il 9 luglio del 1737 poteva essere un giorno in cui, su Firenze, avrebbero potuto spegnersi tutte le luci del mondo. Quel giorno moriva infatti Giovanni Battista Gastone de' Medici, meglio noto come Gian Gastone. Figlio di Cosimo III de’ Medici e di Margherita d'Orléans ed succeduto al padre nel 1723. Dalla moglie Maria di Sassonia-Lauenburg, con la quale ebbe un rapporto contrastato, non ebbe figli, e con lui di fatto si estinse la dinastia medicea. Ma chi era Gian Gastone? Depravato, circondato di persone inette e profittatrici, i cosiddetti 'ruspanti'. Interprete della dissolutezza e all'alcol… questa è l'immagine che la critica e la letteratura hanno tramandato dell'ultimo granduca dè Medici, quasi che la 'dissolutezza' fosse stata causa della 'dissoluzione' del grande regno. La sua personalità appare oggi fortemente contrassegnata da una grande malinconia, una tristezza profonda che inclinava, fin da bambino, verso la depressione. I contemporanei lo indicarono come 'principe di gran mente, di somma affabilità e di una volontà tutta inclinata al pubblico bene'. Mostrò fin da giovanissimo grandi doti diplomatiche, grazie anche alla conoscenza di almeno quattro lingue straniere. Sensibile a tutte le arti, che aveva frequentato con grande diletto, colto e raffinato, come si addiceva ad un principe, la sua vita sarebbe stata segnata dal 'dovere politico' verso la casata e verso lo stato, una stretta 'rete' che lo costrinse senza soluzione di continuità. Vissuto per molti anni all'ombra dell'estroverso fratello, il gran principe Ferdinando, fu intemperante verso il padre Cosimo III, ai cui ordini comunque dovette sempre piegarsi. La sua unica riforma fu quella di aver liberato l'insegnamento universitario toscano dai lacci dell'aristotelismo. Per il resto viene definito come un principe indifferente alle cure dello Stato. Pur essendo un uomo mite, colto e amante della pace, non seppe tenere una politica estera indipendente, fu costretto a dichiarare erede prima don Carlos dalla Spagna e poi Francesco Stefano di Lorena dall'Austria. Era l’ultimo Granduca di Toscana e la sua fine segnava di fatto la conclusione del dominio della famiglia Medici sul Granducato, che passò poi agli Asburgo-Lorena. Giangastone infatti morì senza eredi, per questa ragione lo straordinario patrimonio storico e artistico accumulato dai Medici in quasi tre secoli rischiava di essere disperso nei mille rivoli dei patrimoni familiari e dinastici. Ma non era questo il destino di Firenze e della nostra regione. Se la Toscana oggi è quella che tutti conosciamo e che tutto il mondo ammira, è grazie all'iniziativa ad Anna Maria Luisa de' Medici, andata in sposa a Giovanni Carlo Guglielmo I principe elettore del Palatinato. L’Elettrice Palatina , una volta rimasta vedova e ritornata a Firenze, concepì il primo testamento pubblico della storia. Grazie al "Patto di famiglia", che gestì brillantemente la transizione dalla dinastia dei Medici a quella dei Lorena, l'Elettrice Palatina rese possibile il passaggio dei beni medicei al Granducato di Toscana, ovvero allo Stato, rendendone possibile la gestione e la fruizione pubblica. Una donna che muore nel 1743 ed era così moderna, generosa e lungimirante da pensare già a quel tempo alla fruizione pubblica delle opere d'arte da parte del pubblico, e anche dei "forestieri", immaginando quello che sarebbe diventato il turismo così come oggi lo conosciamo. Se oggi a Firenze e in Toscana abbiamo concentrato un quarto del patrimonio artistico italiano lo dobbiamo a lei. Per questo ogni anno, il 18 febbraio, la Toscana la ricorda e gli rende omaggio.