
I piatti a base di cinghiale devono essere portati in tavola con prudenza: il rischio gotta è in agguato
di Ciro VestitaIl pugilato è quasi sempre stato uno sport dei poveri. L’esempio più eclatante è quello di Primo Carnera gigante buono del Friuli che nel 1932 diventa campione del mondo dei pesi massimi con la beffa di riscuotere solo pochi dollari grazie al ladrocinio dei suoi manager. Sarà l’ultimo dei bianchi a divenire campione del mondo, poi toccherà ai neri, americani ragazzi affamati e disperati.
L’otto marzo 1971 al Madison Square Garden si combattè “the fight of Century”, ovvero la battaglia del secolo, il match epico in cui Joe Frazier mandò al tappeto Cassius Clay strappandogli il titolo mondiale. Prima che fisico lo scontro fu verbale: Clay nei suoi logorroici discorsi con cui intimidiva gli avversari definì Frazier un coniglio in cerca di gloria, gloria che mai avrebbe ottenuto visto che lui sovrastava Joe in fisicita’(era 10 cm piu’ alto) e tecnica. La risposta di Frazier fu lapidaria: sono un coniglio che si è già scontrato con un cinghiale di 120 kg.
Si riferiva, il pugile, ad un episodio della sua infanzia quando fu investito da un enorme cinghiale che gli procurò la frattura del braccio sinistro. Non c’erano ospedali per i neri in quegli anni, il braccio di Frazier rimase anchilosato ma, per assurdo, quel braccio scagliò contro i suoi rivali il terribile gancio sinistro con cui atterrò Muhammad Ali ed altri campioni. Figuriamoci che gancio sarebbe stato se nella sua vita non si fosse presentato il cinghiale.
Ma cosa c’entravano i cinghiali con la famiglia Frazier? Erano bestie allo stato semibrado che si nutrivano di bacche e radici non incidendo quindi sul bilancio di questa poverissima gente, mentre i bianchi prediligevano maialini e vitelli d’allevamento. Al giorno d’oggi i cinghiali sono ritornati prepotentemente di “moda” : essi infatti, essendo in soprannumero, vengono cacciati per finire poi in prelibati piatti insieme ad altra cacciagione.
Ma ahimè gli appassionati di salsicce e pappardelle al cinghiale devono stare attenti a facili attacchi di gotta; questi animali infatti hanno una muscolatura pazzesca e quindi i livelli di uricemia per gli abituè salgono in maniera preoccupante. E questo discorso vale per tutta la cacciagione: un tordo che vola per migliaia di km ha una muscolatura potente che poi, in noi ghiottoni, si traduce in uricemia. Meglio, credetemi, un piatto di pasta e fagioli, più salubre e nutriente di pernici e lepri in salmì.
Buone notizie invece per i comuni cibi carnei: anni fa bistecche e fettine erano state accusate di creare problemi alla salute. Addirittura si sosteneva che la carne potesse favorire lo sviluppo del tumore al colon. Poi recenti ed approfonditi studi hanno dimostrato che questo non è vero. A mio avviso l’incidenza del tumore al colon nei soggetti che mangiano carne è pari a quelli che se ne privano. L’importante al solito è non esagerare.
Secondo le indicazioni alimentari della Fondazione Airc (associazione italiana ricerca sul cancro) "un consumo modesto di carni rosse non aumenta in modo sostanziale il rischio di ammalarsi di cancro in individui a basso rischio. Le persone a elevato rischio individuale (per familiarità o presenza di altre patologie) dovrebbero discutere del loro piano alimentare insieme a un medico, per valutare quanto è opportuno ridurre l’apporto di carne rossa e carni lavorate, considerando che nella carne vi sono alcuni nutrienti (come la vitamina B12, il ferro e lo zinco) che sono comunque preziosi per il benessere dell’organismo".
Quali sono le patologie associate a un eccessivo consumo di carne rossa? In realtà nessuna patologia è causata soltanto dal consumo di carne rossa. Tuttavia, sempre Airc ricorda questo: gli epidemiologi concordano sul fatto che gli individui che seguono diete ricche di proteine animali, soprattutto carni rosse e lavorate, hanno un maggior rischio di sviluppare malattie croniche non trasmissibili come diabete, obesità, malattie cardiovascolari, renali e neurodegenerative, oltre a diverse forme di cancro e infezioni.