FABRIZIO MORVIDUCCI
Economia

La pelletteria non esce dal tunnel, in Toscana la metà delle chiusure d’Italia

I dati del primo trimestre 2025: calo delle vendite all’estero -8,5% con un pesante -17,5% dei mercati asiatici

Giovane studentessa a scuola di pelletteria (Foto di repertorio)

Giovane studentessa a scuola di pelletteria (Foto di repertorio)

Firenze, 8 luglio 2025 – Pelletteria, non si vede ancora l’uscita dal tunnel. Assopellettieri presenta i dati del primo trimestre 2025; ed è ancora difficile trovare una via d’uscita. Pesano il calo delle vendite all’estero -8,5% con un pesante -17,5% dei mercati asiatici, e la riduzione del 4,4% per quanto riguarda il commercio al dettaglio in Italia. L’associazione nata in seno a Confindustria e guidata da Claudia Sequi ha dato un quadro a tinte fosche della situazione, con particolare riguardo per la Toscana, che è la locomotiva del comparto, ed è in profonda difficoltà. Le cifre parlano di una regione nella quale si registrano più della metà delle chiusure – 24 : di tutto il resto d’Italia (46 aziende in meno). Lo specchio esatto del numero di imprese: in Italia 4.486 aziende, tra industria e artigianato, di cui quasi la metà (2.197, il 49%) concentrate in Toscana.

Uguale riduzione si presenta sulla forza lavoro, visto che i dati di Unioncamere camerali indicano a fine marzo una contrazione complessiva pari a -530 lavoratori su base nazionale; rispetto a questo dato la Toscana (dove è concentrato oltre il 52% dei 48.184 addetti del settore), conta 437 lavoratori in meno, corrispondenti al -1,7%; ma anche la Campania (-74), l’Emilia-Romagna (-29), le Marche (-41) e l’Abruzzo (-17). Lievi aumenti invece (contenuti entro il punto percentuale) per Lombardia, Veneto e Lazio.

L’ultimo indicatore della crisi è ovviamente la cassa integrazione: le ore autorizzate da Inps per le aziende della filiera pelle nel primo trimestre 2025 sono cresciute del +66,1%, sfiorando i 13 milioni di ore (oltre 5,1 milioni in più rispetto a quelle di gennaio-marzo dello scorso anno). La Toscana si è confermata al primo posto per numero di ore (poco meno di 5,3 milioni, ovvero oltre il 40% del totale nazionale della Filiera, in crescita del +200,4%, di cui 3 milioni per le imprese della provincia di Firenze, +265%), seguita dalla Campania (2 milioni, +20,7%) e dalle Marche (1,9 milioni, +81,6%). Puglia ed Emilia-Romagna denotano incrementi rispettivamente del +5,4% e del +65,1%. Stabile a 1,4 milioni il Veneto (-0,3%) e in controtendenza la Lombardia (-24,2%), scesa a 415mila ore. A chiudere il quadro il fatturato a -7,7% che ovviamente non fa ben sperare per la ripartenza, che attualmente pare davvero lontana anche per le fasce lusso, tuttora in sofferenza.

L’inizio del nuovo anno non ha evidenziato alcun miglioramento significativo nella congiuntura del settore rispetto al 2024, che era stato archiviato con sensibili arretramenti nel fatturato (attestatosi a circa 12 miliardi di euro, quasi 1,2 miliardi in meno sul 2023, pari al -8,9%) e nelle esportazioni (10,3 miliardi, -8,8%), accompagnati da segni negativi in tutte le altre principali variabili.