GAIA PAPI
Cronaca

Quell’abbraccio che vale una vita: "È davvero la vittoria più grande: la mia battaglia non è stata inutile"

Tiberio Bentivoglio sorride mentre rievoca l’incontro con Leonardo. "La testimonianza non è rimasta sospesa ma ha toccato il ragazzo aretino: vado nelle scuole perchè i giovani sono terreno fertile".

Tiberio Bentivoglio ha raccontato l’emozionante incontro con il giovane

Tiberio Bentivoglio ha raccontato l’emozionante incontro con il giovane

AREZZO

"Questo incontro dice che ce l’ho fatta". Tiberio Bentivoglio sorride mentre rievoca l’abbraccio con Leonardo, lo studente aretino che ha voluto conoscerlo dopo aver ascoltato in classe la sua storia di resistenza civile. Un gesto semplice, che per lui diventa la conferma più forte: la sua battaglia contro la ’ndrangheta non è stata vana, ha lasciato un segno.

Signor Tiberio perché l’incontro con Leonardo è stato così importante?

"Perché mi ha detto che non ho parlato invano. Dice che ce l’ho fatta, che la mia testimonianza non è rimasta sospesa ma ha toccato un ragazzo, la sua vita. È la vittoria più grande: sapere che un giovane porta con sé il messaggio che si può resistere".

Lei gira da anni nelle scuole, da Nord a Sud. Cosa la spinge?

"Racconto la mia storia di vita e di resistenza. Vivo sotto scorta da 14 anni perché ho detto no al pizzo. Hanno tentato di uccidermi, mi sono salvato per miracolo. Eppure non ho mai smesso di testimoniare. Vado nelle scuole perché i ragazzi sono terreno fertile".

Cosa ha provato incontrando Leonardo a Reggio Calabria? "È stato commovente. Io e mia moglie eravamo in vacanza, ma siamo tornati in città solo per lui. Quando è arrivato con la zia ci siamo abbracciati come vecchi amici. Gli ho fatto vedere il mio negozio, i premi ricevuti in questi 18 anni, la scorta che mi accompagna. Era emozionato, ma anche io lo ero".

Lei dice spesso che non è testimone di giustizia, ma di verità. Perché?

"Perché non mi interessa vendicarmi o farmi giustizia da solo. Io voglio raccontare la verità di ciò che ho vissuto: l’omertà, le minacce, il sangue. La verità è più forte della paura".

Dove trova la forza?

"Nella convinzione che vinceremo. Il titolo del mio secondo libro è proprio questo: C’era una volta la ’ndrangheta. È un libro proiettato nel futuro, nel 2039, quando potremo dire che quella bestia è stata sconfitta. Io ci credo davvero". Una frase che pronuncia con forza, ma con la voce strozzata dalla commozione. L’intervista è interrotta da un attimo di silenzio dall’altro capo del telefono, il tempo per il signor Tiberio di rimettere al loro posto le lacrime.

Qual è il messaggio che lascia ai giovani?

"Che la speranza non è l’ultima a morire, come si dice spesso. No: la speranza non muore mai, è immortale".

Gaia Papi