
"Le mie opere nascono da quello che mi circonda, ciò che vedo mi ispira". Per lei un’altra conferma che celebra il suo percorso e il legame con la sua città. .
È una delle voci più originali e riconosciute della scena artistica contemporanea. Giulia Cenci, nata a Cortona nel 1988, ha saputo costruire una carriera internazionale che l’ha portata a esporre in alcuni dei contesti più importanti dell’arte mondiale. Dopo una lunga parentesi ad Amsterdam, è tornata a vivere stabilmente nella sua città, dove ha aperto lo studio nella casa di famiglia in località Pietraia. A lei andrà il Premio CortonAntiquaria Arte 2025, un riconoscimento che celebra insieme il suo percorso e il legame con le radici. Formata all’Accademia di Belle Arti di Bologna e poi nei Paesi Bassi, con un master e la prestigiosa residenza De Ateliers, Cenci ha preso parte a progetti che l’hanno vista protagonista dalla Biennale di Venezia alla High Line di New York, dal MUDAM di Lussemburgo al MAXXI di Roma, fino al Centro Pecci e a Palazzo Strozzi, dove nel 2023 è stata tra gli artisti della mostra “Reaching for the Star”s. Attualmente espone al Project Space di Palazzo Strozzi con la personale “the hollow men”, curata da Arturo Galasino.
Cosa significa ricevere il Premio Cortonantiquaria proprio nella sua città d’origine?
"È un bel gesto di attenzione. Sono grata a Cortona per aver pensato a me, fa piacere che il lavoro venga riconosciuto anche qui".
È un’appassionata di arte antica?
"Di arte assolutamente sì. Ho studiato pittura, scultura e storia dell’arte: è un background che porto con me. Non entra direttamente nel lavoro, ma resta una base di riferimento".
È nata e cresciuta a Cortona: quanto la città e il territorio hanno influenzato la sua formazione e la sua sensibilità artistica?
"Più che la città, è stato decisivo crescere in un ambiente rurale. Mi affascina e ancora oggi contribuisce a ciò che faccio. Ho avuto bisogno di uscire e confrontarmi con altre realtà. Però alcuni eventi culturali avvenuti a Cortona e che ricordo da ragazzina mi hanno colpita e stimolata. Oggi è soprattutto il paesaggio a ispirarmi". Le sue opere hanno un forte dialogo con il paesaggio, i materiali, la memoria.
Da dove nasce questa ricerca?
"Nasce da quello che mi circonda. Non vado a cercare qualcosa di specifico, ma faccio in modo che ciò che vedo diventi parte del mio lavoro, anche in forme astratte. Non è un obiettivo preciso, ma un modo di fare e di essere. Alcuni elementi mi colpiscono di più e allora scelgo di inserirli nelle opere".
Nei suoi lavori emergono spesso tensioni tra natura, tecnologia e corpo. Qual è oggi, secondo lei, il ruolo dell’arte nel raccontare questi cambiamenti?
"L’arte è forte perché è libera. Può esistere indipendentemente dai percorsi economici e politici che cercano di incanalare la società. Può permettersi di ignorare certe forzature e cercare alternative. Già il fatto stesso di poterla fare rappresenta un processo di resistenza all’omologazione e alla propaganda. Non credo ad un’arte che debba spiegare o dire qualcosa in modo diretto".
Se dovesse dare un consiglio a chi sogna di intraprendere una carriera artistica, quale sarebbe?
"Di essere persistente e di lavorare. È questo l’unico consiglio che mi sento di dare". Guardando avanti, quali sono i suoi prossimi progetti? "Ci sono progetti in corso, ma per ora non posso parlarne nel dettaglio. Sarò molto in studio, a lavorare su nuove idee e nuove produzioni".