
La prima alla Mostra del cinema. L’attore e Adam Sandler protagonisti del lungometraggio "Jay Kally"
È lui, il nostro Petrarca, il teatro dei teatri, sullo schermo della mostra del cinema di Venezia. Ma per chi guarda, sembra Pienza, non Arezzo. Sì, Pienza raddoppia lo scherzetto del Paziente Inglese e Arezzo sta a guardare. Ma è anche vero che il mondo per una sera sta a guardare Arezzo, anche se non se ne accorge. George Clooney, innamorato della Toscana quanto basta, porta la città sotto i riflettori della mostra del cinema più antica del mondo.
E lo fa nella prima serata che conta davvero, la prima dopo la solenne inaugurazione del festival. La carovana di Jay Kelly, il film in parte girato in città, si trasferisce armi e bagagli sulla laguna. Un assalto agli autografi, guidato da Clooney e da Adam Sandler, proprio come nei giorni delle riprese al Petrarca e agli scatti dei fans in delirio davanti all’ingresso: e poi l’attesa per ammirare l’Arezzo di celluloide. Una grande attesa. Le immagini che tutti aspettano arrivano nel gran finale del film.
Eccoli i protagonisti l’uno di fianco all’altro, seduti sulle poltroncine rosse del Petrarca. Il teatro salotto gonfia il petto e lo sguardo sul maxischermo della Sala Grande, il sancta sanctorum della Mostra. Lì, sul palcoscenico dove ruggiscono i "leoni", d’oro perfino, il carosello dei palchi del teatro campeggia, da quello reale al centro dell’anello al loggione degli applausi e dei fischi. Questa è casa nostra, verrebbe voglia di gridare dalla platea: ma nessuno lo sa. L’unica città citata dal buon Clooney è lei, la onnivora Pienza.
"Scendo alla stazione di Pienza" sussurra Clooney come se la città dei papi avesse sorpassato Creti e Rigutino sul traguardo di Medioetruria. E così anche il Petrarca sembra il gioiello della Val d’Orcia, come gli affreschi di Piero nel fil "Il paziente Inglese" a tutti erano apparsi dipinti e conservati a Pienza invece che ad Arezzo. Il cinema dà, il cinema toglie: i titoli di coda restituiscono oneri e onori alla città. Ma chi li vede mentre un vortice di applausi, perfino più di quelli meritati, avvolge Clooney in una nuvola dove tutto è uguale. E non resta che aspettare il finale del festival.
Quando un altro Piero vendichera gli affreschi: il Piero della Resurrezione di Sansepolcro. Il protagonista di "Come ti muovi sbagli" si immergerà nei colori dell’artista, entrando e uscendo proprio dalla porta del museo. Ma quello è un film italiano, firmato da un Gianni Di Gregorio che da noi gioca in casa. Meno gigione di Clooney ma più informato sul cuore della grande bellezza.
Quella che Clooney e Sandler hanno assaporato pure nella trasferta aretina: il Petrarca è stato scelto come location perfetta per le scene che cuciono la trama del film e nel sublimano l’epilogo. Scene che gli aretini non dimenticano, quando i due attori di Hollywood si sono palesati in via Guido Monaco. Sorrisi, qualche stretta di mano al volo nei tempi strettissimi e austeri delle riprese, qualche selfie, ma grande cordialità e sopratutto il piacere di essere tra la gente di una città speciale. Che Clooney e Sandler hanno scoperto e apprezzato. Una città che in queste sere veneziane, sale alla ribalta e sfila sul red carpet più prestigioso. Certo, non tutti sanno che è lei, la bella Arezzo.
Ma l’impronta è inconfondibile, come quel gioiello tra i gioielli di "famiglia": il Petrarca. E allora poco importa se Clooney cita Pienza e non Arezzo nella serie delle interviste di "d’ordinanza", perchè anche chi non sa nulla della città di Piero, in una sala cinematografica potrà scoprirla attraverso i luoghi che il film valorizza. Magari lasciandosi stregare dal fascino della città d’arte e dall’entusiasmo della scoperta.