
Carlo Raffaelli come Rodolfo nell’opera della Bohème (foto di Giorgio Andreuccetti)
Univa la sua capacità artistica, attraverso cui ha regalato scorci, colori e visioni di Viareggio e della Versilia, alla passione, da tenore, per il canto, la musica e per Puccini, Michelangelo Cupisti, l’artista poliedrico scomparso nel 2012 e, nel cui nome, è stato istituito il premio che, ogni anno, dal 2013, riconosce e conferisce riconoscimenti ai giovani talenti canori.
Un premio, quello dedicato a Michelangelo Cupisti, nato per volontà della famiglia Cupisti in collaborazione con la Fondazione Festival Pucciniano, giunto alla sua tredicesima edizione, con l’intento di promuovere e valorizzare giovani artisti, il loro talento, e il loro futuro. E che, anche quest’anno, l’ha trovato, il talento, nel tenore Carlo Raffaelli, il Rodolfo nella Bohème andata in scena, con la direzione d’orchestra di Gaetano Soliman, il 7 agosto sul palco di Torre del Lago, al fianco della Mimì interpretata da Maria Novella Malfatti, Vittorio Prato come Marcello e Claudia Belluomini come Musetta.
Un ragazzo dalle radici toscane ma con sguardo e aspirazioni internazionali, Carlo Raffelli, nato a Edimburgo da madre scozzese e dal padre proveniente dalla provincia di Lucca, si è imposto all’attenzione del pubblico e della critica grazie a un’interpretazione scenica e vocale intensa e convincente, capace, inoltre, di donare nuova freschezza e verve al personaggio di Rodolfo, proprio come lo aveva immaginato Ettore Scola quando, da dietro la macchina da presa, ha prestato il suo sguardo alla direzione dell’opera pucciniana e ripreso nella produzione del cartellone 2025.
Una figura, quella di Cupisti, che rivive nell’amore, nella dedizione e nell’ambizione dei giovani talenti riconosciuti dal Premio che, appunto, ricondandone la figura, con la riconoscenza verso l’arte stessa e Giacomo Puccini, vuole sostenere le nuove promesse del palcoscenico. Come, appunto, lo è Carlo Raffaelli, per cui la cerimonia di consegna si terrà oggi alle 19.30 nello spazio Mitoraj del Parco della Musica del Gran Teatro Puccini, alla presenza delle autorità, della famiglia Cupisti e dei rappresentanti della Fondazione Pucciniano.
Per celebrare, in un luogo che ha ispirato arie, composizioni e componimenti che hanno fatto la storia della musica, quelle che potrebbero scrivere, e intonare, quella del futuro, di storia e di musica.