
I promotori del referendum ieri mattina al circolo Acrel di Viareggio per lanciare la raccolta firme
A dieci anni dalla riforma sanitaria toscana, i cittadini tornano protagonisti. È partita ufficialmente ieri, con una conferenza stampa al Circolo Acrel e uno stand in piazza Campioni, la raccolta firme per un referendum consultivo regionale che potrebbe rimettere in discussione l’attuale assetto del Servizio sanitario regionale.
Nel mirino c’è la legge regionale 84/2015, che ha accorpato le dodici Aziende sanitarie locali in tre grandi Asl di area vasta. Una riforma nata con l’obiettivo di razionalizzare e contenere i costi, ma che – secondo i promotori – ha prodotto solo l’effetto opposto: servizi più lontani dai cittadini, carenza di personale, ospedali depotenziati e un crescente ricorso alla sanità privata per ottenere cure in tempi accettabili.
Il quesito referendario, che sarà sottoposto al Consiglio regionale se verranno raccolte 30mila firme, chiede se i cittadini siano favorevoli a un ritorno a una rete di Ausl su base provinciale, più vicina alle esigenze del territorio e delle comunità locali. Non è previsto alcun quorum: chi firma o vota fa la differenza. Dopo la tappa inaugurale di ieri, la prossima mobilitazione è prevista per il 13 settembre, con banchetti e raccolta firme davanti agli ospedali di tutta la Toscana, tra cui il Versilia.
A guidare il Comitato referendario sono il Dott. Giuseppe Ricci, il segretario provinciale Fials Daniele Soddu, Irene Panzera (Referente Fials per la zona di Lucca), Gemma Urbani (Referente per la Provincia di Lucca) e Mirko Fabrizio (Referente per la Versilia).
"A dieci anni dalla riforma, i dati parlano chiaro – hanno dichiarato i promotori –. Nessun risparmio, minore efficienza e servizi peggiorati. Al Versilia, ad esempio, la carenza di personale è uno dei problemi più dannosi. Tante le figure tagliate, soprattutto al pronto soccorso, che stanno portando a una vera catastrofe"
"È fondamentale difendere la sanità pubblica - ha commentato Urbani - Non si rischia solo la privatizzazione, ma anche la finanzializzazione. Dobbiamo riprenderci in mano il nostro destino, reagire tutti insieme per un diritto comune. I tagli sono stati tanti e ne stiamo pagando tutti le conseguenze. So che siamo tutti estramamente delusi e traditi, ma è importante trovare la forza di difendere un diritto di tutti".
Giulia Prete